11 Agosto Auschwitz (POLONIA)

Ebrei. Un popolo con propri ideali, una propria religione, gente "prescelta"... Ma non solo dal loro Dio anche da un pazzo generale nazista: Adolf Hitler, il quale decise di eliminare, sterminare nel vero senso della parola quella razza così nefasta ed impura, secondo lui, dalla faccia della terra.

Ci stiamo recando ad Auschwitz, forse il più conosciuto campo di concentramento della seconda guerra mondiale. Sono molto emozionato anche perchè mio nonno durante la grande guerra fu prigioniero dei tedeschi in Yugoslavia e ancora oggi, a distanza di più di cinquanta anni quando sente di parlare di guerra gli si arrossano gli occhi e cambia subito espressione. Tante volte, con le lacrime agli occhi mi raccontava le terribili cose che accadevano nel suo campo di prigionia, quando lottavano tra di loro per essere scelti per lavorare 15 o 16 ore al giorno nei campi e questo solo per poter rubare di nascosto una spiga di grano, una piccola patata... Mio nonno si trovava in un campo orribile ma non in quelli che son passati alla storia per la loro inaudita crudeltà, inoltre: mio nonno non era ebreo. Immaginiamo gli altri... Lui è stato fortunato perchè può ancora raccontare tutte queste cose a differenza di migliaia e migliaia di ragazzi che da lì non son più tornati (compresi due suoi fratelli).

Auschwitz. Solo il nome mette paura. Ma lì dentro la paura è l'unico sentimento più leggero che potresti provare.

All'inizio c'è un grande cancello in cui campeggia la scritta: "Arbeit macht frei" (Il lavoro dà la libertà), ma come diceva la guida: "Questa era solo una dolorosa ironia. Tutto nel campo era al servizio della morte, non della libertà", oppure come avvisava un generale tedesco agli appena arrivati: "Qui dentro esiste una sola via d'uscita: la cenere!"

Quando i deportati da mezza Europa giungevano qui, trovavano un certo Hans Stilo che decideva subito la loro sorte con un dito, in base all'età e alla forma fisica quel dito ti indicava la via per il lavoro o per il forno crematorio.

Hanno varcato la soglia di questo campo, in quei tristi anni, più di un milione e mezzo di ebrei, solo quattrocento mila son sopravvissuti.

L'ebreo, dopo aver varcato il cancello d'ingresso, veniva spogliato di tutto. Nei tanti "blocks", ora adibiti a musei, erano conservati tutti i loro oggetti personali, dagli occhiali ai pettini, dalle bacinelle alle valigie, dalle scarpe alle protesi, dai capelli lunghi delle donne (impressionanti) agli spazzolini ecc.

All'inizio per registrarli scattavano tre foto tessere ma questo "iter" fu ben presto tralasciato perchè tutti, dopo tre giorni lì dentro, si trasformavano completamente, allora fu introdotto l'espediente del tatuaggio sull'avambraccio o sul petto (per uomini e donne) e sulle gambe (per i bambini, perchè i numeri erano lunghi e non entravano sul piccolo braccio di un bimbo).

C'era una sala dedicata al pazzo medico tedesco: Mengele che faceva esperimenti "genetici" su donne e bambini per dimostrare la supremazia della razza ariana tedesca...

Sala punizioni e torture. In principio c'è un grande cortile con un alto muro all'estremità. Era il luogo dove venivano fucilati. Per non parlare poi delle stanze delle torture: frustate, il far scorrere l'acqua nel naso, il porre schegge di metallo o chiodi sotto le unghie. C'erano poi delle celle costruite in alcuni tunnel sotterranei, poco areate e dove venivano rinchiusi i deportati che poi morivano per asfissia e all'inpiedi visto che erano strettissime e non c'era possibilità di movimento.

Gli alberi. Quegli arbusti piantati dagli ebrei e che s'ergevano alti nel cielo quasi a simboleggiare la dignità e l'orgoglio di quel popolo così sfortunato, fermandomi mi son chiesto: "Se questi alberi potessero parlare... Quante storie diverse ma quasi tutte con lo stesso destino narrerebbero...!"

Infine il nostro "tour" termina al capolinea: le docce e i forni crematori. Le docce. Le persone venivano fatte spogliare completamente in un'anticamera, prima le donne, poi gli uomini. In seguito venivano tutti fatti confluire in una grande stanza dal soffitto con tanti fori, lì venivano inondati da un gas velenosissimo che in poco tempo li uccideva; i corpi, poi, venivano raggruppati e cremati per eliminare ogni traccia di quel popolo.

Il resto è silenzio.

Alla stazione di Oświęcim salutiamo i nostri cari amici portoghesi che procedono per Cophenagen mentre noi ci dirigiamo a Praga.

12 Agosto Praga (REP. CECA)

Eccoci nella magica Praga. E' stata dura arrivarci! Nel cuore della notte alcuni controllori ci fanno scendere dal treno e ci fanno prendere la coincidenza per la capitale ceca perchè quello sarebbe andato a Vienna. Noooo: Vienna, no! Scendiamo in tanti, tutti inter railers, ma del treno nessuna traccia. Siamo una cinquantina di ragazzi in una stazione sperduta tra la Polonia e la Repubblica Ceca, è l'una di notte passata e fa un freddo, alcuni tirano fuori da uno zaino un grande stereo e con la musica ad altissimo volume cominciamo tutti a ballare come se fosse un rave party!

Alla fine il nostro treno arriva e in mattinata siamo a destinazione.

Praga è una città pittoresca, caratteristica, antica, sorridente, ordinata e pulita. Passeggiamo a lungo per le stradine del centro perdendoci in quei vicoletti così particolari, pranziamo in riva al Moldava, il fiume della città.

Takx sta schiacciando un pisolino, penso che durante un inter rail, quando il tuo budget è così misero: devi essere in grado di amministrarlo nel migliore dei modi perchè un acquisto sbagliato potrebbe farti ridurre i giorni di vacanza, sei costretto a prendere decisioni importanti quotidianamente per poter continuare la tua avventura senza problemi, anche perchè gli imprevisti sono innumerevoli.

[Bruno Melo da Porto, Portogallo]: "E' optimo encontrar alguēm com um sonho comun, dar a volta ao mundo. E' stupendo incontrare qualcuno che condivide il tuo stesso sogno: viaggiare attorno al mondo".

13 agosto Budapest (UNGHERIA)

Budapest. Una settimana fa avevo giurato che per un pezzo non c'avrei più messo piede qui. E invece rieccoci in Ungheria ma per poco, la nostra destinazione è il Lago di Balaton.

Proprio quello che qualche giorno fa abbiamo visto dai finestrini del nostro treno mentre ci recavamo nella capitale. L'unico problema è che non sappiamo in che città andare, così decidiamo di scendere alla prima che, dal treno, ci sembrerà più movimentata e viva.

Giungiamo così a Siòfok. Al tourist information nessuno ci sa indicare un campeggio o un posto economico in cui dormire, demoralizzati più che mai facciamo un giretto quando sento, in un altro ufficio informazioni, uno che cerca di farsi capire in inglese e che cerca una sistemazione per la notte. E' italiano. Mi avvicino e ci presentiamo.

E' Gino, un vigile urbano bergamasco che, con l'amico Manuel, sta facendo un viaggio in Est Europa in auto, con la loro Opel Corsa nera. Ci mettiamo tutti in macchina e cominciamo la ricerca fino ad un discreto campeggio.

Si paga pochissimo ed è ben organizzato. Staremo qui. Pochi minuti dopo siamo già tutti in acqua a sfrenarci, compriamo pure un pallone e il divertimento è assicurato!

In serata andiamo a ballare nei vari disco bar, in uno stanno organizzando anche un karaoke. Abbiamo proprio lo spirito giusto, cantiamo un vero inno italiano: "Vita spericolata" di Vasco Rossi e scopriamo che ci son tanti italiani che subito si uniscono a noi. E' un successo.

Più tardi ci spostiamo in un'altra discoteca, Takx ben presto sparisce. Dopo molto lo vedo sbucare dal nulla e in fretta e furia mi chiede: "Brawler, come si dice: ti amo in ungherese?". "Szeretlek". Sparisce di nuovo e lo vediamo in lontananza che parlava con due ragazze. Alla fine se ne vanno e lui, un pò giù, torna da noi. Erano ragazze di Praga e d'inglese non capivano nulla... Takx, un pò pensieroso, improvvisamente: "Brawl, come si dice, invece in ceco?" "Miluji te".

Corre da loro ma è già troppo tardi, son andate via.

Un pò brilli, stanchi morti, alla fine ci ritroviamo tutti e quattro a dormire nella nostra tenda. Talmente stanchi che non abbiamo nemmeno la forza di svestirci!

14 agosto Siòfok (UNGHERIA)

In mattinata, dopo aver smontato la nostra tenda e fatto un pò di shopping ci ritroviamo nella stazioncina locale in attesa di uno dei nostri ultimi treni: ritorniamo in Italia.

Come son volati questi giorni. Mi sembra ieri quando eravamo in tre in uno scompartimento a discorrere con due simpatici greci al loro ultimo giorno di inter rail... Quante cose son successe nel frattempo...

Volevo precisare che la nostra idea di inter rail è diversa da quella comune e cioè: stazione, ostello, visita della città e ripartenza. Il nostro è una vera avventura, un'esperienza sempre imprevedibile che ti porta quotidianamente a fare cose pensate all'ultimo momento.

Per noi l'inter rail è prendere il primo treno utile per la nostra destinazione, visitare la città, conoscere gente, dormire dove capita e se capita e ripartire alla volta di nuove avventure dopo aver assimilato l'assimilabile.

Inter rail è viaggiare, viaggiare è crescere, crscere è vivere. Sono sicuro che tutti conserveremo un grande ricordo di questo viaggio e ci servirà ad aggiungere un altro grande bagaglio nel deposito della nostra vita.

"Il mondo è un libro e quelli che non viaggiano ne leggono solo una pagina."

- Sant'Agostino -

 

 

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