28 luglio Helsinki (FINLANDIA)

Nella capitale finlandese, decidiamo di andare al mare invece di visitare la città! Tutti assieme, tanto per cambiare!

Io e Phil ci tuffiamo subito in acqua e organizziamo prima una partita a palla a nuoto e poi una sfida a rigori usando i nostri enormi zaini come pali per la porta.

Ci divertiamo un mondo.

Dopo una lunga camminata arriviamo in centro, ma scopriamo che il nostro porto è ancora molto lontano e inoltre non abbiamo nemmeno un marco finlandese, come si fa? Sfodero la mia faccia tosta e chiedo un passaggio ad un bus. Il gentile autista ci fa salire senza problemi!

Ci accampiamo fuori l'entrata del porto. Sono le due di notte e mi viene la brillante idea, visto il freddo, di riscaldarci con una partita a calcio.

Peccato solo che poco dopo, su richiesta del custode del porto, arriva la polizia... Con le buone spieghiamo loro la situazione e ci accordiamo su un posto tranquillo a duecento metri da lì. Trascorreremo la notte lì! Decidiamo di fare turni di guardia di 50 minuti ciascuno. Cominciano Pedro e Phil. Per riscaldarsi, prima giocano un pò a calcio, poi si preparano un tè caldo, nel frattempo io mi addormento. Che carini che son stati, ci hanno lasciati dormire per tre ore ricambiando così la guardia fatta a Kemi! Anche tre ore di riposo possono farti riacquistare energia e forza!

29 luglio Tallinn (ESTONIA)

Stamattina, ahinoi, dopo tante avventure, salutiamo i nostri cari amici: Phillip e Wolfgang. Noi ci imbarchiamo su un traghetto diretto in Estonia, loro proseguono per la Svezia del sud.

Dopo vari contrattempi e due ore di navigazione approdiamo nella prima delle tre repubbliche baltiche che visiteremo. Ero molto emozionato prima di mettere piede in questa nazione...

Prima di visitare questa città decidiamo di organizzare lo spostamento successivo per la Lettonia. Compriamo i biglietti del bus, telefono a Krists e, nonostante l'improvvisata, è sempre disponibilissimo e gentilissimo. Staremo da lui.

Proprio quando cominciamo a visitare il centro storico, molto elegante e antico, comincia a piovere e finiamo con il ripararci in uno squallido McDonald.

L'Estonia mi ha dato un'impressione molto strana. Un pò troppo abbandonata a sè stessa...

Alla fine prendiamo il nostro bus alle 18 per Riga.

Le strade estoni sono completamente "disabitate", lunghi percorsi costruiti non tanto bene, privi di segnaletica, punti SOS, ogni tanto compariva qualche umile motel per i camionisti lettoni, polacchi o estoni. Ci siamo solo noi in giro, sul nostro autobus proveniente direttamente dalla Russia, con tutte le sue scritte in cirillico e la targa russa.

Dopo sei ore di viaggio siamo nella capitale lettone.

Il caro Krists è lì ad attenderci. Che bello rivederlo. Ora vive in un palazzone, stile vecchia Russia comunista, in centro, con la sua ragazza: Signe, molto bella e timida.

Con lui ne ho passate di cotte e di crude e trascorriamo la serata rimembrando tutte le "tarantelle" fatte insieme!

Poi, stanchi morti, ci addormentiamo!

 

30 luglio Riga (LETTONIA)

Oggi ritorno nella casa dei genitori di Krists. Ho rivisto Leo (il padre) che lavorava in cortile, Martins (il fratello) un pò più grande, e poi tutti i vari suoi animali di casa, dal mitico Ripsie a Rega.

A pranzo andiamo in un ristorantino molto carino: "Lido" e subito dopo in giro per il centro fino a tardi. Rivedo tanti luoghi a me familiari ma allo stesso tempo sconosciuti perchè l'ultima volta erano completamente ricoperti di neve... ecco ora sbucare parchi verdeggianti, laghetti artificiali, lunghi viali alberati con panchine e aiuole proprio lì dove avevo visto una semplice e monotona distesa bianca uniforme.

Prima rileggevo alcune pagine di questo diario... notavo che in un viaggio del genere viviamo ogni singolo secondo della giornata: Milano, Berna sembrano episodi successi tanto tempo fa e invece son trascorsi soli dieci giorni...

01 agosto Riga (LETTONIA)

Krists ci ha convinti a stare qualche giorno in più così potremo provare una nuova emozione: il lancio col paracadute.

Ne vedremo delle belle!

02 agosto Riga (LETTONIA)

Martins mi ha regalato il famoso anello lettone chiamato: "Nameis", per me è un ricordo molto importante.

Tutti i lettoni lo portano, è un simbolo a cui tengono tanto. Rappresenta la virilità dell'uomo e prende il nome dal guerriero lettone del dodicesimo secolo che lo possedeva.

Ne sono proprio orgoglioso.

04 agosto Riga (LETTONIA)

Stasera, dopo un ottimo barbecue a casa di Leo, andiamo allo "Slepenais Eksperiments" con Karina e Regina e appena entriamo chi "becchiamo"? Non ci posso credere! Kylie, il Newyorkese che fu "cacciato" dal treno con noi nel difficile trasferimento: Colonia - Copenaghen. Quant'è piccolo il mondo! La cosa strana è che da Copenaghen noi ci dirigemmo verso il nord della Norvegia mentre lui verso la Finlandia e dieci giorni dopo ci vediamo, per puro caso, in un'ulteriore altra nazione!

Alle quattro del mattino torniamo a casa completamente a pezzi e quattro ore dopo si riparte per Cesis, per fare un pò di sport estremo!

05 agosto Cesis (LETTONIA)

Appena arriviamo in questo aeroportino ci "fiondiamo" subito su delle brandine militari e crolliamo per la stanchezza. Verso le 14 Krists ci sveglia per farci fare un voletto su un aereo da lui pilotato.

Era un quadriposto russo. Davanti c'era il mio amico lettone e un altro pilota, dietro: io e Pedro.

Quando pilotava Krists tutto è andato bene. Un classico volo/scuola standard. Abbiamo fatto tre tranquilli touch and go senza problemi. Addirittura ad un certo momento, per fare una foto togliamo anche la cintura di sicurezza e l'allacciamo non proprio bene.

Non posso dire la stessa cosa del suo amico. Comincia subito a fare acrobazie in volo. Prima punta il cielo a 180°, poi, col motore a minimo, l'aereo, per gravità, si rovescia e cade in picchiata... Ma la nostra cintura non è fissata bene e quindi veniamo repentinamente e improvvisamente "proiettati" verso l'alto dando una dolorosa testata al tettuccio! Che spavento e che male!

Ultimo brivido l'atterraggio. Tagliamo perpendicolarmente una superstrada a circa due metri dalla terra, il tutto mentre sopravveniva un camion che strombazzava impazzito... Ma chi ce l'ha fatto fare? Non immaginavo che questi erano solo piccoli pezzettini di un grande puzzle di emozioni che avremmo provato quel giorno!

Dopo non molto cominciano i preparativi per il lancio col paracadute. Ore ed ore a spiegare, a provare da terra le varie manovre, a prepararci, con Krists che mi faceva da traduttore simultaneo mentre l'istruttore spiegava in russo.

Qualche ora dopo veniamo divisi in due gruppi. All'interno dell'aereo in vari sottogruppi da tre.

L'aereo, un vecchio Antonov russo, decolla. Ci sono alcune ragazze vicino a me che sono terrorizzate. Cerco di mantenere la calma e stranamente ci riesco. Sono troppo incosciente. Raggiungiamo quota 600 metri, individuato il posto giusto: i primi tre vengono lanciati via dall'aereo. Silenzio tombale.

Passano dieci interminabili minuti e l'aereo, fatto un giro di 360° si riporta dov'era prima. Il secondo sottogruppo è pronto. E' il mio gruppo. Il primo va. Il secondo sparisce improvvisamente davanti ai miei occhi. Tocca a me. Mi avvicino al portellone. Vedo tutto piccolissimo sotto di me. Mi fermo proprio sulla linea che mi permette ancora di sentire qualcosa sotto le mie scarpe. Sento un grido in russo e una forte spinta.

Pochi secondi che durano un'eternità. Mi sento schiaffeggiare dall'aria, dalle raffiche del vento e poi una sensazione strana, come se qualcuno mi tirasse dall'alto. Il mio paracadute è aperto.

Sospiro silenzioso di sollievo. Ma non è ancora finita!

C'è ancora un avvitamento in corso.

Risolto, mi tranquillizzo. Silenzio assoluto come mai sentito prima, rotto solo dall'urlo del ragazzo lanciatosi prima di me. Scarico la mia adrenalina urlando prima con tutto il fiato che avevo e poi chiamando Pedro che era rimasto a terra.

Poi di nuovo un silenzio irreale. Solo io e il mondo.

Lentamente mi dirigo verso il suolo, tutti sembrano formiche sotto i miei piedi, ma c'è un gruppetto che corre verso di me e mi urla insistentemente qualcosa che non capisco. Non capisco il russo! Comincio di nuovo a preoccuparmi, io che ormai mi stavo godendo il panorama dall'alto. Forse il mio paracadute ha qualche problema? Sto per toccare terra. Chiudo le gambe, come istruito... atterro tranquillamente.

Qualche metro da me c'è una ragazza che piange tenendosi la caviglia spezzata tra le mani...

Atterro e vedo Pedro che mi viene incontro correndo e scattando mille foto. Ce l'ho fatta. Mi sento ancora più forte di prima.

Di lì a un'ora anche lui avrebbe provato le stesse emozioni ma saltando in tandem da 2500 metri, con l'istruttore "attaccato" alla schiena a mo' di zaino.

Tornando a casa, non riesco a non pensare alle mie sensazioni ed emozioni vissute in questa lunga giornata!

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