30 novembre Rabil (CAPO VERDE)

Attenti a definire “africani” i capoverdiani, si arrabbiano; loro si definiscono creoli non africani!


Stamattina siamo volati verso l'isola Boavista con un volo della Cabo Verde Airlines. Ignari, stavamo per vivere l'avventura più entusiasmante di tutto il viaggio.


Dopo un volo di 20 minuti, c'era a malapena il check-in in aeroporto, atterrati noleggiamo una jeep-pick-up con autista: Francisco, un simpatico ragazzo della Guinea-Bissau che ci ha fatto compagnia tutto il giorno!


Facciamo un salto sulle dune di un piccolo deserto che, come ci ha spiegato il nostro amico, s'è formato con la sabbia portata dal vento!

Da lì si riparte alla volta della romaticissima e incontaminata spiaggia di Santa Monica... non c'era un'anima viva, solo un'immensa spiaggia bianca di 18 km sulla cui battigia battevano le azzurrissime onde dell'oceano Atlantico.
Ci siamo rilassati un po' lì... noi e la natura che ci avvolgeva interamente, mangiando una delle due banane che hanno costituito il nostro pranzo e cena...


Tappa successiva: un villaggetto di poche case dove abbiamo continuato a distribuire: penne, matite, zainetti ecc. ai tanti bambini che incontravamo nella piazzetta del paesino...

Da lì a 30 km di distanza visitiamo due paesini, dopo un lungo percorso in sterrato (da notare che le strade non sono asfaltate ma costruite, pietra dopo pietra, manualmente, nel vero senso della parola); arriviamo a Joao Galego e veniamo subito colpiti dai colori vivissimi e sgargianti delle piccole case.

[Zia Anna]: “Qui non se la passano male!”


Questa non è Africa, l'Africa è miseria, povertà, sporcizia. Qui si vive tranquillamente, con poco ma con decoro, tutti hanno il sorriso sulle labbra, tutti, nel loro nulla: sono felici!


A Fundo Das Figueiras incontriamo una monaca portoghese che passeggiava con tre bambine dolcissime! Così graziose, mi ha fatto tenerezza quando una di loro, con una vocina deliziosa, ha sussurrato: “Obrigado” (grazie) a mia zia che le aveva regalato un lecca-lecca!

...E si parte per l'aeroporto...


Perso il volo, ci prepariamo a vivere al meglio questo fuori programma che ci mostra scorci di vita locale. Scopriamo allora cosa fanno i capoverdiani in una classica serata infrasettimanale dopo cena; è come vedere l'Italia di 50 anni fa, o meglio, il Sud Italia, in una serata estiva... con la differenza che ora, i protagonisti sono tutti neri. Vedevi i bambini, scalzi che giocavano a rincorrersi nella scarna piazzetta del centro, alcune signore anziane (simili a “Mami” di “Via col vento”), che discorrevano sedute tranquillamente, coi loro grandi sederi, sulle panchine arrangiate. Ma di che vuoi discutere? Non succede mai nulla lì! Alcuni vecchi che, seduti sul gradino dell'uscio delle proprie coloratissime case, con lo sguardo perso magari in un passato ormai lontano che li vedeva ora a corteggiare una bella isolana, o a pescare un grande pesce oppure uno squalo, visto che qui ce ne sono molti.
Questi miei pensieri vengono presto interrotti dai canti Gospel, provenienti dall'unica chiesa del paese. La classica chiesa tutta bianca e azzurro in cui regna la più grande semplicità del mondo, così lontana dagli sfarzi delle nostre chiese italiane!


Pensavo tra me e me, quella di Capo Verde è l'unica “guerra” che l'Italia ha combattuto con la strategia americana, ossia usando l'arma dei soldi! Altro che Libia, Somalia, Eritrea o Etiopia. A suon di quattrini, gli italiani stanno pian piano conquistando l'intera isola.

Entrati nella nostra pensione, ci accoglie un grosso insetto sul mio letto… Non va bene… “Jeff, qui non si va a dormire finchè non sparisce quel coso!” E via alla caccia all’insetto! Finalmente colpito ed affondato (chiedo venia agli animalisti!), sprofondiamo nel nostro scomodo letto… 

Ma eravamo un pò  preoccupati perché avevamo il volo alle 7.20 e qualcuno dell’aeroporto sarebbe dovuto venirci a prendere alle 6.20... ma senza sveglia e senza orologio... come facevamo a svegliarci? Notte in bianco, ogni minimo rumore ci svegliava e noi, di soprassalto, uscivamo fuori la pensione a controllare se ci fosse qualcuno per noi… Ma sempre: “No, Jeff, è ancora buio pesto!”

Alla fine riusciamo a ritornare sani e salvi nel nostro resort…

 

01 dicembre Ilha do Sal (CAPO VERDE)

Com’è strana la vita, fino a qualche ora fa eravamo sporchi, puzzolenti, affamati e senza soldi mentre ora, dopo un ricco pranzo nel nostro villaggio cinque stelle e una doccia deluxe ci sentiamo "diversi"…


Senza tregua continuano le nostre avventure, questa volta a bordo di un “quad”!

Abbiamo guidato tra deserto, sabbia di mare, rocce tipo Arizona e strade sterrate...

Poco prima della fine del percorso ci siam fermati in un posto incantevole… un’insenatura naturale con sabbia bianchissima e mare azzurrissimo! Ci è piaciuto così tanto che nel pomeriggio ci siam ritornati con il resto della banda...

E dopo due bagni nostalgici eccomi di nuovo qui, quasi al tramonto, su questa spiaggia meravigliosa a poche ore dalla partenza.

02 dicembre Ilha do Sal (CAPO VERDE)

Le bianche spiagge, il sole perpetuo, quel mare che sembrava dipinto, la nostra spensieratezza, il sorriso innocente e sincero di quei  bambini felici rimarranno chiusi in un cassettino del nostro cuore, gelosamente custoditi nell’archivio più importante: quello dell’esperienze di vita.

Obrigado Cabo Verde

 

Blog countersfree countersLocations of visitors to this page

(1) - (2)