"Un viaggio che come gli altri affrontò da sola, in base al principio che: unicamente muovendosi da solo uno straniero può entrare in autentico contatto con un paese nuovo e con la sua gente. “Se si va con gli altri tutto finisce in parole”.


- Freya Stark - (Una vita nel deserto)

24 novembre El Cairo (EGITTO)

Sveglia alle 5 di mattina per la partenza per la capitale!

La città più popolosa dell'Africa con i suoi 18 milioni di abitanti! Un agglomerato di palazzoni immenso, con uno stile tutto suo.

Palazzoni grigi, abbandonati a sè stessi, come tanti alveari su alveari, brutti, maestosi, enormi, sporchi che ti incuriosivano e facevano viaggiare la tua immaginazione: chissà come vivevano lì dentro, cosa facevano... cercavo di immaginare quale sarebbe potuta essere la loro giornata tipo, cosa facevano quando la mattina si svegliavano, cosa pensavano... mi incuriosiva tantissimo, cercavo di capirlo attraverso i loro sguardi...

E intanto il nostro bus turistico procede e penetra in quelle vie dove a stento riesci a vedere il cielo perchè quei palazzoni ti strozzano, ti osservano, ti seguono con lo sguardo e controllano...

C'erano migliaia di finestre, chissà se c'era qualcuno dietro di esse che davvero ci scrutava...

Nella foschia della capitale egiziana, in lontananza, si intravedevano le sagome delle tanto sospirate Piramidi! L'ultima delle sette meraviglie del mondo ancora esistenti. Me le aspettavo leggermente più grandi...

Finalmente le tombe di Cheope, Chefren e Micerino sono davanti a me, penso alla loro storia, a tutto ciò che c'e' dietro, al fatto che da centinaia e centinaia di anni erano lì tranquille, chissà quanti milioni di persone le hanno ammirate, dagli antichi egizi, ai romani, ai bizantini, agli arabi, agli inglesi, ai contemporanei e chissà quanti milioni ancora... Noi moriremo, i nostri figli, nipoti, pronipoti moriranno, ma loro saranno sempre lì a testimoniare che un tempo, molto lontano da noi, è vissuto un' importante popolo, "non dimenticatelo!"

Ecco la Sfinge, come una vecchia leonessa guerriera, che accucciata dopo tante battaglie si riposa...

Lasciate le Piramidi andiamo a pranzare su un battello turistico, 5 stelle, molto elegante e mangiamo navigando sul Nilo, più avvincente a raccontarlo che a provarlo veramente!

Subito dopo si riparte per la visita al Museo Egizio. Il più grande del mondo!

Interessante anche se non ho capito molto, una confusione tra 19° dinastia, 24° dinastia, Alto Egitto, Periodo Medio... l'unica cosa che ricordo è che il pugno chiuso del faraone indicava desiderio di guerra o la forza; la mano aperta invece rappresentava la pace. Ogni simbolo rappresentava qualcosa ed aveva un suo specifico e ben preciso significato!

La cosa che più mi ha colpito in tutto ciò è stato il tesoro di Tutankhamon, non per il mero tesoro quanto per il fatto che è stato ritrovato quasi intatto dopo centinaia e centinaia di anni. Che impressione vedere le foto di questo importantissimo ritrovamento ad opera dell'inglese Carter.

Mummie, sarcofaghi, antichi tesori... che meraviglia!

 

"Come trapunta di stelle, il cielo chiaro della sera.
Scintillanti abiti di mille colori vestono le piramidi di Giza.
Echeggiano nel vento suoni squillanti.
L'enigmatica Sfinge sussurra al mio cuore incomprensibili parole.
Egitto: fascino e mistero."

- Anonimo -

26 novembre Marsa Matrhou (EGITTO)

"I did it! I did it!" gridava il mio amico lettone Krists, quando scalammo il Monte Tifata... è ciò che echeggia nella mia testa ora, quando nonostante i divieti impostici dai responsabili dell'hotel di uscire fuori, son scappato via e con me altre quattro persone!

Come da piano di fuga, alle 8.30, armati di zaino e macchina fotografica, ma soprattutto di tanto spirito d'avventura, dopo circa tre chilometri di cammino attraverso villaggetti poverissimi e greggi di pecore coi pastorelli giungiamo alla cosiddetta "highway"! Un pò ero teso perchè da una parte non sapevo fino a che punto le paranoie e le preoccupazioni del "nostro" tour operator erano veritiere e poi perchè, in un certo senso, mi sentivo un pò responsabile per tutti.

Avevo stilato un bel programmino per le visite dopo aver consultato persone che c'erano già state.

Appena arriviamo al bordo di questa lunghissima strada attiriamo l'attenzione un pò di tutti coloro che sfrecciano con i loro pick up o auto. E' strano vedere cinque occidentali in un posto come quello, in genere ci sono loro che, seduti su grandi pietre, attendono l'arrivo del bus (fermate non esistono) basta farsi notare...!

Dopo un pò una macchina con quattro egiziani si ferma a chiedere curiosamente cosa facessimo lì e 10 minuti dopo avevamo già trovato un auto con tanto di autista a nostra disposizione. Peccato solo che nessuno parlava inglese. Altri 10 minuti e la nostra auto improvvisamente si ferma, ci affianca un'altra auto e i due autisti, in mezzo alla strada, cominciano a discutere...

Parlano con noi, in arabo, naturalmente, cerco di comunicare a gesti... arduo!

Idea geniale, chiamano un loro amico che parla bene inglese e col cellulare ci fa da interprete! Il problema era che un pò più avanti c'era un posto di blocco della polizia e in 6 in un auto non potevamo andare, dovevamo dividerci in due macchine... detto fatto, comincia il nostro tour!

Un'ora e mezzo dopo arriviamo nell'incantevole spiaggia di Agiba. Sono senza parole! Un fazzolettino di spiaggia finissima bianca circondata da una montagna di rocce e bagnata da un mare così bello, così azzurro e trasparente che sembra finto!

Proprio quando stiamo per ripartire, i nostri autisti s'inginocchiano e cominciano a pregare... Rivolti verso La Mecca...

Continuiamo alla volta della spiaggia di Cleopatra, una deliziosa spiaggetta di sabbia fine ed adorna di tante rocce dalle forme più disparate che rendevano ancora più suggestivo il luogo.

Finalmente visitiamo la città di Marsa Matrhou.

Ci fermiamo in un mercatino di frutta. Che teneri gli asinelli che ragliano carichi di verza, carote o arance. Uno scorcio di Italia anni '40 forse. Persino le donne "fantasma" ci lanciavano furtive occhiate curiose... chissà che pensavano delle tre donne occidentali che passeggiavano in pantaloncini corti, canottiere colorate e infradito, loro che avevano solo gli occhi alla luce del sole...

Pranziamo mangiando il classico pane arabo appena sfornato... ma la cosa curiosa è che c'erano due file: una per gli uomini e una per le donne, vi rendete conto? Anche per comprare il pane...

27 novembre El Alamein (EGITTO)

Oggi ci siamo spinti fino al primo villaggio di pastorelli nomadi...

Tutti questi zingarelli che si avvicinavano incuriositi, ci osservavano attentamente, a gesti ci hanno presentato il capo del villaggio e le sue mogli.

Alcune anziane avevano la fronte e il naso tatuato, chissà che significato aveva...

Erano nomadi libici; al ritorno ci hanno dato un passaggio con il loro carretto trainato da un asinello.

Non poteva finire meglio quest'ennesima avventura in terra egiziana!

مصر بلد شكرا

 

 

 

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