"A cinque secoli di distanza, quest'isola conserva ancora il medesimo potere di sedurre chi la scopre.

Arrivando a Santo Domingo si è catturati da un'atmosfera impalpabile, da una luce che conferisce alla ricchezza dei colori: riflessi abbaglianti. La gente è sempre pronta ad animarsi, specie se è occupata nel rito dominicano più tradizionale: il "merengue", la musica che rappresenta una delle espressioni più sentite della sua cultura."

26 giugno Bayahibe (REP. DOMINICANA)

Dopo 11 ore di volo, il primo incontro, scendendo, dall'aereo è stato con l'umidità, così forte che a stento ti permetteva di respirare.

Ce ne andiamo subito a dormire per evitare, come a Cuba, che il jet lag ci scombulasse le nostre giornate!

27 giugno Bayahibe (REP. DOMINICANA )

Dopo circa due mesi, rieccomi sotto le palme di cocco che mi riparano da questo forte sole.

Beh, è proprio ora di un bel bagno nel "Mar dei Caraibi", il mare dei corsari, dei pirati...

Mah... sarà che qualche giorno fa "Alberto" (un uragano che ha colpito Cuba) ha sfiorato pure quest'isola o per il cattivo tempo atmosferico che ha tanto agitato i fondali, ma l'acqua era piena di alghe e ci ha delusi molto!

Qui non esistono ombrelloni: solo palme!

Nel primo giretto di perlustrazione conosciamo un italiano: Bob Roy, 43enne di Treviso, tutto tatuato, che ad un certo momento della sua vita s'è "rotto" del, come dice lui: "sistema" e s'è trasferito qui con la moglie. Ha aperto una saletta dove fa tattoo e s'è calato nella tranquilla e pacata vita caraibica, dove tutto scorre lentamente, dove la parola "fretta" non esiste. Ci ha raccontato migliaia di cose su questa terra; un luogo dove girare armati è all'ordine del giorno e passeggiare con la pistola che penzola dalla cintura è normale. "Ma dove siamo, nel Far West?"

Nonostante tutto, il saggio Bob ha pure aggiunto che non ci si deve buttare a capofitto in questi progetti anche perchè in questi posti o in qualunque altro paese "poco democratico", non si sa mai come andranno a finire le cose. Magari oggi è tutto rose e fiori, domani, invece, il Fidel Castro locale con un colpo di stato prende tutto e tu sei costretto a scappare via e a 50 anni non puoi rischiare di rimanere in mezzo ad una strada (com'è successo al fratello in Polinesia, una famiglia di matti!)

Il suo asso nella manica è la casa che ha lasciato in Italia e che ora affitta. Nella peggiore delle ipotesi, chiude tutto qui e ritorna all'ovile italiano!

La cosa più divertente di quando chiacchieravo con Bob è che ogni tanto passava qualche italiano, abbronzatissimo, che lo salutava e lui ci raccontava tutte le loro storie. In quei momenti mi son sentito un pò Patrizio Roversi in "Turisti per caso" quando intervistava i nostri connazionali trasferitisi all'estero.

Nel pomeriggio, in una partita a calcio conosciamo Juanito, che organizza "tour fai da te" e che potrebbe essere la nostra chiave di svolta del viaggio!

In serata Juanito ci porta nel suo localino a pochi chilometri dal nostro resort, nel paesino di Bayahibe.

C'erano poche case, le classiche piccole casine dei Caraibi in cui erano tutti fuori la porta a riposare, il fotografo, un alberghetto e il piccolo bar di Juanito, una piccola sala con quattro biliardi mezzi rotti, un bancone d'altri tempi con una mulattona che serviva "cerveza" e musica dominicana a palla! Gli "Aventura in primis (son del posto...!)

Conosciamo un pò di gente e come nel più classico dei quadretti dei piccoli paesini ci son tutti i personaggi chiave: il bulletto di periferia, lo scemo del villaggio, la bellina che se la tira e fa girare la testa a tutti, quella più "aperta"...

Juanito mi racconta che ha tre ragazze che lavorano per lui... "conquistano il pollo" nel suo bar e poi lo "cucinano" nell'alberghetto h24 di fronte!

 

28 giugno Bayahibe (REP. DOMINICANA)

Intera mattinata dedicata all'esplorazione dell'isola. Abbiam camminato per circa un'ora e mezza come due Robinson Crusoe incantandoci e meravigliandoci di ogni incontro che facevamo.

Rimaniamo soli con il mare, il sole, la sabbia, le onde, le palme ritte fino al cielo o sdraiate sulla battigia e i tanti animaletti che ci guardano incuriositi. Lucertoline, gechi, tanti granchietti e paguri!

Ero incantato dalla natura e dalla vegetazione e pensavo a chissà com'era 500 anni fa quando i Conquistadores spagnoli approdarono qui...

Chissà la flora se era tanto diversa da quella che abbiamo ammirato stamattina!

Ci fermiamo in un villaggetto di pescatori. Ci sono due persone sedute all'ombra in una veranda.

Mi avvicino, li saluto e cordialmente cominciamo a chiacchierare. Sono gentilissimi, uno di loro: Feliz, ha un fucile a canne mozze in mano e dice che è una guardia costiera; l'altro: Jesus, una specie di custode. Mi mostrano dove vivono e rimango colpito nel vedere che non hanno nulla!

Son stati dolcissimi e mi son rimasti nel cuore quando salutandoci ci hanno detto: "Vai con Dios, mi hermano!" e quando li abbiamo ringraziati della loro disponibilità ci hanno ripetuto. "Grazie a voi per essere venuti e tornate anche domani!"

In serata, con un taxi, siam ritornati nel locale di Juanito.

Tra una partita di biliardo e l'altra abbiamo trascorso un pò di tempo immersi nel "pueblo dominicano". Ogni tanto mi guardavo intorno e mi sentivo uno di loro, m'immaginavo abitante del luogo.

"Più lontano si va, più s'impara."

- Cristoforo Colombo -

 

 

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