07 maggio Belize City (BELIZE)

Una cosa che mi ha colpito appena salito sul bus per Belize City: scende l'autista, panciuto, nero ma con un viso buono, lo saluto con un "hola" spagnolo e lui, in perfetto inglese britannico: "Good morning", ah già il Belize, ex Honduras britannico, è ancora sotto il protettorato inglese, basti vedere che sulle banconote è raffigurata la regina Elisabetta II...

Salgo sul bus e invece di un rumoroso Reggae Ton o musica latina c'è una serie di vecchie canzoni country americane, stiamo proprio entrando in una nazione completamente diversa dal Messico... Oltrepassiamo la frontiera e cambia anche l'orario! In 100 metri ci sono 2 orari differenti! Ci troviamo nella sconosciuta Belize! Sinceramente ero abbastanza teso perchè l'idea di venire qui era venuta a me quindi mi sentivo un pò responsabile soprattutto dopo i tanti reportages letti. E' un posto abbastanza pericoloso!

Il turismo non esiste se non nelle isolette (ndr questo non è del tutto vero perchè visitando il Faro di Bliss abbiamo scoperto che Belize City è un pit stop per le navi da crociera, difatti accanto al molo c'erano tante bancarelle, oggi vuote perchè non son previste navi).

Mi sentivo un pò quando mi avventurai in Macedonia, ma in realtà finora è stato tutto così tranquillo! Alloggiamo in una Guest House molto spartana. "Barrack Road" il suo nome, non esisteva un nome più appropriato! Una stanza molto approssimativa, piccola e molto sporca e per di più anche costosa. Noi ci sappiamo arrangiare però la pulizia deve essere garantita! Purtroppo qui dobbiamo tenerci ciò che troviamo.

Nel giretto di perlustrazione facciamo pure una capatina in una scuola elementare accompagnati dal preside! Entriamo in una classe, che teneri, stavano studiando i comparativi, si alzano tutti in piedi! Chiacchieriamo un pò e li lasciamo alla loro lezione!

Trascorriamo tutto il pomeriggio visitando questa cittadina, pranzo tipico a base di pesce dalla famosa "Macy" tanto decantata da tutte le guide di viaggio! Visitiamo la chiesa più grande del Centro-America, il palazzo del Governatore e assaporato un pò di movida beliziana, cioè ozio allo stato puro con intermezzi di elemosina!

"Home sweet home"! Frase storica di rientro dopo un lungo viaggio, ma di certo non mi sarei mai immaginato di sussurrarla mentalmente rientrando stasera nella nostra fatiscente stanza!

Ma è proprio così, Belize City mi ha proprio deluso! All'inizio ero rimasto un pò perplesso perchè la cortesia e la gentilezza delle persone conosciute fino a pranzo mi aveva disorientato. Mi aspettavo di incontrare tanta gente poco raccomandabile che magari ci importunava per chiederci soldi, invece tutti disponibili e carini; seduto su un marciapiede, mentre ci gustavamo un gelato: ananas e cocco coi ragazzi, commentavo che se non avessi letto tutte quelle cose cattive sul conto di questa città non ci avrei mai creduto! Ma mi sbagliavo! In fondo, se tutti dicono la stessa cosa un motivo ci deve essere!

Presto detto, ci sediamo in un bar a bere qualcosa, chiacchierare e leggere un pò la nostra guida quando si autoinvitavano al nostro tavolo, dandosi il cambio, vari personaggi: prima un innocuo vecchietto che si presentava come guida turistica, poi un 30enne mezzo brillo che decantava la Francia e odiava gli americani, infine un ragazzo un pò aggressivo che dopo tante chiacchiere, improvvisamente comincia a minacciarci, ci mostra tante cicatrici, alcune anche fresche e coi punti cuciti alla "belle e meglio", alla prima occasione, gli offriamo una birra e ce ne scappiamo. Da una parte dovevamo provarlo pure noi, altrimenti avremmo riportato, erroneamente, che Belize City è il posto più tranquillo del mondo!

In un certo senso, come notava Carlo, è molto contraddittorio perchè la maggior parte della popolazione è formata dai Rasta la cui filosofia di vita è "No Money, No Problem", "Peace and Love" tra una canna di marijuana e l'altra. Tutti fratelli insomma, invece, qui li vedi che sembrano usciti da un video di Snoop Dog o 50 Cent, con pantaloni larghissimi, collane giganti e tutti si atteggiano a Criminal rapper.

Il bello è che più calava il sole, più aumentavano questi tipi per strada (forse sarà stata solo una nostra suggestione). Vivono oziando e poi vengono a chiedere soldi a noi: comodo così! In serata, io e Carlo ne approfittiamo per star seduti ai bordi di un marciapiede ad osservare la vita quotidiana dei beliziani che ci scorre davanti, un pò come due spettatori al cinema e criticando aspramente la loro scarsa voglia di progredire.

Cara Belize City, puoi vivere, turisticamente parlando, solo coi turisti delle navi da crociera che ti sfiorano per pochi istanti, quelli come noi che davvero vorrebbero scoprirti e conoscerti: li fai scappare! E difatti l'indomani, preso il primo traghetto, ci dirigiamo a Caye Caulker: un'isoletta ad un'ora da qui e famosa grazie alla canzone di Madonna: Isla Bonita!

 

 

 

 

 


"I miei piedi sono il mio unico mezzo di trasporto e perciò li devo spingere avanti." - Bob Marley - (No woman no cry)

 

 

 

 

 

08 maggio Caye Caulker (BELIZE)

Belize City è solo un lontano ricordo in questo paradiso, così vicino ma così diverso dalla città di Belize!

Caye Caulker è un'isola piccolissima. Addirittura un tifone qualche anno fa l'ha spezzata in 2 parti creando un varco dove abbiamo fatto il bagno. Quella più piccola è quasi disabitata (ci son 3 case), ci siamo arrivati a nuoto (un pò come nel film "The beach"), altro che Saona...

Armati di bastoni, ci inoltriamo tra palme piegate dal vento, cespugli minacciosi (dai rumori, secondo me, c'era di tutto lì dentro) e arriviamo in una radura dove c'era una canoa quasi affondata in mezzo alle sabbie mobili. Dopo varie peripezie riusciamo a tirarla su ma era tutta marcia... Continuiamo il tragitto ammirando il paesaggio che a volte ci avvolgeva completamente finchè io e Carlo ci sdraiamo all'ombra di una grande palma beatamente mentre Nick prosegue in solitaria... Pochi istanti dopo sento l'abbaiare di un grosso cane e vedo Nick correre verso di noi, così senza pensarci 2 volte voliamo via da lì a nuoto cercando di non calpestare le tante stelle marine giganti sulla battigia! Al sicuro, nella riva opposta ci divertiamo e rilassiamo un pò!

Non vedo l'ora che tramonti il sole. Deve essere spettacolare da qui... Purtroppo per problemi economici, visto che gli Euro nessuno ce li cambia e la carta di credito non funziona, domani siamo costretti ad andare via... Che tristezza!

Dopo pranzo, vestiti solo del costume e senza ciabatte, visto che tutte le strade sono in sabbia, abbiamo fatto quasi il giro completo dell'isola aspettando il tramonto ma, arrivati all'estremità nord dell'isola, per poter continuare il nostro giro avremmo dovuto attraversare la pista da volo (unico problema: scalzi!) come tre fachiri sui chiodi!

Arrivati alla testata pista opposta ci accorgiamo di due cose non proprio divertenti: 1) il sole è già tramontato; 2) per poter continuare il giro avremmo dovuto attraversare un canale melmoso e dall'altro lato c'erano due grossi cagnoni! Nick tenta invano la traversata ma sporco lercio finisce per seguirci... Ci siam persi la cosa più romantica dell'isola!

Trascorriamo la serata diguini (avevamo finito tutti i dollari beliziani) ma chiacchierando con Marvin, un 70enne che ha trascorso tutta la vita sull'isola! Lui sì che è un vecchio lupo di mare, chi meglio di lui poteva raccontarci un pò di vera storia dell'isola? Lui che è un pescatore di aragoste e ha affrontato ben 6 cicloni! Ci dice che quando era giovane lì non c'erano turisti, era un piccolo villaggetto di pescatori che nessuno conosceva; non c'erano recinti, nè luci, nè corrente elettrica, ognuno costruiva da sè la propria casetta e nonostante fossero in legno riuscivano ad affrontare i vari cicloni! Ricordava in particolare quello del 1945 e del 1961, tre giorni e tre notti di tempesta e loro, barricati nelle proprie casette, con le finestre sbarrate da travi inchiodate con chiodi di 10 cm, riuscirono a spuntarla! Ed io pensavo, com'e' strano il mondo, nel 1945, mentre mio nonno era prigioniero in Yugoslavia dei tedeschi e l'Europa era devastata dalla seconda guerra mondiale, lì, in quel paradiso, dove magari manco si sapeva che c'era una guerra spietata da anni in un'altra terra, si combatteva contro la natura...

Ma il Belize è sempre il Belize, e pure a Caye Caulker qualcuno doveva rompere l'atmosfera! Si presenta uno spilungone barcollante che entra nella nostra guest house e cade a terra! Noi lo aiutiamo e addirittura gli diamo una mano a trovare la sua stanza e ad aprire la porta quando tutt'ad un tratto comincia ad inveire contro di noi per un bel pò.

09 maggio Belize City (BELIZE)

Di buon mattino, così come siamo arrivati, così ce ne andiamo! Approdati a Belize City, armati della nostra santa guida, ci dirigiamo direttamente, a piedi, e senza dar retta a nessuno alla stazione degli autobus. Ad onor di cronaca devo dire che mentre discutevamo su quale strada prendere, fermi lungo la via con la cartina in mano, all'improvviso si ferma una macchina coi classici vetri oscurati ed esce fuori prima un braccione nero con tanto oro al polso e alle dita, poi il sosia di Busta Rhymes (un pò più grasso) e ci chiede cosa cercavamo, dopo un pò ci indica la direzione e se ne va! Uno che non ci voleva fregare nulla! Due minuti dopo eravamo sul bus di seconda classe preso al volo diretti verso la frontiera con il Messico!

Lungo la strada sale a bordo una famigliola di "Mennoniti". Sono una popolazione di origine germanica che vive tra il Belize e il Messico, un pò come i trogloditi conosciuti in Tunisia, rifiutano ogni forma di sviluppo, non hanno elettricità, nè auto, nè telefonini, vivono di ciò che coltivano e che offre loro la natura! Usano camicioni a quadri e salopette, le donne lunghi abiti neri e camicie viola! Che strani!

Abbiamo attraversato mezzo Belize, visto tanti villaggi, case-palafitte decadenti, tante scuole con nomi religiosi e tanti ragazzini che andavano a scuola, tutti con le loro divise particolari!

Sbrigate le varie formalità doganali (carissime in Belize), con un altro autobus ritorniamo nella nostra Playa del Carmen!

"Non esistono scorciatoie per un posto in cui valga la pena andare." - Beverly Sills -

Thanks Belize

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