28 gennaio Cartagena (COLOMBIA)

Giornata trascorsa in giro per il centro storico... Sarà perchè mi sento più sicuro o solo perchè la cittadina è più viva e vedi la sua vera quotidianità ma adoro di più gironzolare durante il giorno che di notte!

Siamo andati da "KW", un laboratorio di tattoo, perchè vorrei fare un tatuaggio... Da un lato però non son tanto convinto delle condizioni igieniche del posto... Comunque ho tempo fino a giovedì per decidere...

Una cosa caratteristica di Cartagena è che, per strada, ci son tante persone che "vendono telefonate", con le casacche colorate addosso e la mitica scritta: "Llamada", si aggirano per i vicoletti della città con vari cellulari in mano...

Serata in centro di nuovo. Stavolta c'è un nuovo personaggio con noi: Beppe, 72enne veronese, per gli amici "Don Josè". Un pò troppo avaro però l'ammiro tanto perchè nonostante l'età ha tanta voglia di divertirsi, di visitare e di vivere!

29 gennaio Isla Barù (COLOMBIA)

Ivan chiacchiera con il basco di Bilbao: Igor e chiede informazioni sugli ostelli e sul carnevale di Barranquilla.

Don Josè racconta a due venditori ambulanti come si svolgela vita in Italia.

Nick gironzola come un "perro" randagio sulla battigia.

Io, sdraiato all'ombra di questa palma, osservo il cielo e il volo degli uccelli.

Ma come ci siamo finiti qui?

Organizziamo tutto in un chioschetto turistico lungo la tercera a Bocagrande. Con una lancia da 25 persone, dopo un viaggio trascorso cavalcando le onde di un mare quasi in tempesta, tra colpi di reni, botte alla schiena e stomaco in subbuglio, approdiamo all'isoletta di San Martin de Pajarel, famosa solo per il suo acquario che noi abbiamo evitato preferendo un pò di sano snorkelling.

Non c'era fauna particolarmente interessante, solo nuvole di pescetti curiosi, qualche barracuda che gironzolava a pelo d'acqua, nulla a paragone della barriera corallina egiziana!

Lungo il tragitto veniamo quasi "assaltatati" a mò di pirati da una piroga con dei bambini che chiedevano soldi...

Da quest'isola, con venti minuti di navigazione arriviamo a quella di Barù, sulla Playa Blanca.

Mangiamo un pesce alla griglia... In posti del genere, con quell'atmosfera, tutto assume un sapore diverso e anche un misero pescetto diventa il pasto più buono del mondo!

Ci siamo rilassati lungo quella striscia di battigia bianca, all'ombra di sparute palme piegate dal vento e con i pellicani che goffamente ti volavano sulla testa, col "perro" locale che, stanco morto, sdraiato sulla spiaggia, ogni tanto s'alzava per cambiare posto, inseguendo l'ombra...

Questa magica e rilassante poesia viene interrotta dalle grida del nostro "capitano" che, in fretta e in furia, cerca di radunarci per partire subito. Come temevamo, il vento s'è alzato, il mare ingrossato ed ora il ritorno sarà molto pericoloso!

Stavolta l'oceano è proprio arrabbiato! La nostra barca sembra un guscio di noce che lotta in una bacinella agitata da un bambino... Ad ogni onda che si supera con fatica, i bambini urlano divertiti, le donne per il dolore dei colpi inferti alla schiena e gli uomini bestemmiano in varie lingue!

Don Josè resiste ma si vede che soffre, è bianco in volto e anche quando lo prendiamo in giro a malapena riesce a rivolgerci un sorriso, ogni tanto gli strizzo l'occhio come per dirgli: "Dai che ce la facciamo!"

Fortunatamente tutto fila liscio e dopo un bel pò rieccoci di nuovo sulla terra ferma. Ci fermiamo a bere qualcosa a Bocagrande e mentre ci riposiamo, osserviamo come trascorre lenta la vita qui in Colombia!

"Scendi pilota, fammi vedere, scendi a bassa quota che guardi meglio e possa raccontare cos'è che luccica sul grande mare..."
- P.Conte-

Nel nostro hotel rivediamo due ragazzi italiani conosciuti qui e che raccontavano le loro gesta sessuali della notte precedente... In particolare uno di loro era ancora in compagnia dell'"accompagnatrice", una bellissima ragazza che con quella supermini-gonna, nella hall dell'Hilton mi ricordava una scena di Pretty Woman!

Son rimasto un pò di tempo a chiacchierare con lei mentre gli altri erano saliti in camera per cambiarsi... Era un'occasione troppo ghiotta per me e per la mia innata curiosità, coi dovuti modi ho esordito con un: "Dove lavori?" - "Al Dolce Vita" e arrossisce! Mi ha raccontato un pò di cose. Per un'ora di "amore" chiedeva dai 100 ai 200$, che i suoi clienti tipici erano italiani (che scoperta!) ma anche israeliani! Che preferiva gli uomini più bruttini perchè la facevano sentire bellissima ed infine ha attaccato con la sua storia: ventenne con due figli, (uno di cinque anni) il marito era scappato (qui capita sovente che se la danno a gambe levate) e che faceva questo lavoro per necessità anche se ormai s'era abituata a anche bene!

 

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