12 marzo Tongariro (NUOVA ZELANDA)

Sono le sette del mattino quando ci danno l’ok… Siamo carichi, equipaggiatissimi…

Si parte per la grande scalata del Monte Tongariro…


A bordo di un vecchio pulmino donato dal Governo Giapponese, Alan viene a prendere noi e qualche altro temerario…

Molti ci riprovano visto il tentativo infruttuoso di ieri…
Ci fa le ultime raccomandazioni, ci dice che non c’è bisogno di fare gli eroi lì su, che se uno sente di non dovercela fare DEVE ritornare, appena può, indietro…

Scendiamo dal bus e in lontananza vediamo un monte innevato… Comincia subito la scalata, procedo a passo svelto e, dopo 45 minuti, mi ritrovo in solitaria…

Il sentiero comincia a salire… Passa un’oretta quando mi ritrovo circondato dalla neve… Mi unisco a due ragazzi dell’Aeronautica Neozelandese in addestramento su queste montagne, ma tra una foto e l’altra rimango presto di nuovo da solo… Saliamo ancora e il freddo si fa sentire… Quanto ho benedetto i calzini che mi coprivano le mani, idea suggeritami dalla giapponesina della reception del nostre lodge…

Attraverso in solitaria un grande spiazzo con molte lastre di ghiaccio…

Mi raggiunge Tania, una 50enne di Leipzig (Germania dell’Est), sarà la mia compagna per gran parte della scalata… Il vento comincia a soffiare sempre più forte, a volte sembra spingerci giù, altre volte sorreggerci…

Attorno a noi solo neve, ghiaccio, freddo… Sento il profumo delle piume d’oca del mio giubbino che mi ripara il viso rosso e screpolato dal freddo…

Ci arrampichiamo dandoci forza l’un l’altro… Improvvisamente un grido… Tania urla di gioia: siamo in vetta. 1967 metri. Poi, da buon tedesca, aggiunge: “Sorry”! Sorrido e guardo il paesaggio attorno a noi… Un lago a destra…. Altri due di fronte… Una vallata innevata alle spalle e un burrone a sinistra…

Il Monte Ngauruhoe (2287 mt) ci osserva dall’alto… Tania mi fa notare che ci sono tante nuvole che sono al di sotto di noi e ride… Respiriamo profondamente quell’aria pura e fresca conquistata… La nostra epica impresa è solo a metà….

Comincia la discesa: è più difficile di quanto pensassimo… Pochi passi e vedo Tania a terra… Si rialza ma la mano le sanguina copiosamente… Le offro l’unico fazzolettino che ho e continuiamo… Ogni tanto le offrivo un pezzo della mia barretta di sesamo, lei un po’ della sua cioccolata… Sembravamo Coppi e Bartali sul Tonale

Alla terza ora di cammino incrociamo una ragazza dell’Oregon che veniva dalla direzione contraria… Ci chiede info sulla parte che doveva ancora affrontare e ci dà suggerimenti su quella che mancava a noi… Nel frattempo ci raggiungono due ragazze svedesi, una di Goteborg e l’altra di Stoccolma… Dicevano che non riuscivano a credere che fino a qualche giorno fa erano in spiaggia a prendere il sole ed ora si trovavano in montagna circondate dalla neve…

In quella landa così lontana: un’americana, una tedesca, un italiano e due svedesi… Il sole regna e splende alto…

Procediamo, la discesa si inizia a far sentire, la neve comincia ad essere più rara e il naso a dolermi…

Dopo tre ore e 41 minuti raggiungiamo Ketetahi… La parte più dura è andata…

Ci sediamo, ci rilassiamo un po’… I piedi all’aria aperta a rinfrescare… Aspetto i miei amici per il pranzo a sacco… Tania aspetta il marito…
A mano a mano che arrivano, ci raccontiamo le nostre diverse sensazioni, siamo tutti soddisfatti ed euforici… Se il tempo fosse stato peggiore non oso pensare lì su come avremmo reagito..

Due sandwiches e riparto in solitaria… 45 minuti dopo cambia completamente il background… Non più montagne ma bosco misto a foresta, non più neve ma fango, non più salita ma discesa…

Sono completamente solo ora… Anzi in compagnia del cinguettio degli uccelli e dello scorrere del ruscello che ogni tanto incrocia il mio cammino…

Non c’è più il sole ma grossi nuvoloni… ero pronto ad indossare il mio impermeabile ma procedo dritto… Pensavo al mitico Mike Horn

1 ora, 11’ 3” dopo sbuco in un grande spiazzo… Sono arrivato…
Che gionata indimenticabile. 19 km e 400 metri: Over!

In serata, davanti al camino acceso del lodge, dopo aver tagliato la barba da Messner, riposo le mie stanche ossa e muscoli…

 

13 marzo Wellington (NUOVA ZELANDA)

Approdiamo nella capitale neozelandese! La capitale più a sud del mondo! In questi giorni ho conosciuto gente di tutto il mondo, ragazzi e ragazze che, ad un certo punto della propria vita, hanno deciso di prendersi una pausa e scoprire il mondo e forse anche sé stessi. E’ bello vedere come la provenienza determini esigenze diverse, c’è chi, come i tedeschi ed austriaci partono prima di iniziare l’università, una pausa di qualche mese… Al diavolo lo studio, c’è tempo per quello, al ritorno avranno un bagaglio di vita molto più pesante di quello dei loro coetanei; gli americani e i canadesi che lo fanno subito dopo l’università, prima di immergersi pienamente nel mondo del lavoro; i simpatici israeliani/e che partono dopo gli anni di servizio militare obbligatorio per ritrovare un po’ di serenità e ricaricarsi…

[Alessia Visconti da Siena]: “Finalmente il viaggio sognato da sempre, quello agli antipodi, nello stivale rovesciato…

Wellington. La capitale comprata con 9 specchi, qualche cappellino rosso e 2 zappe dagli inglesi ai maori. Ci voleva un po’ di cemento, un po’ di traffico, un po’ di musica dai pub, un po’ di asfalto dopo tutta questa natura…
Una città davvero movimentata!
Confusionario il museo Te Papa, tanto decantato dalla nostra Lonely Planet ma che se non fosse stato per la mostra di Monet sarebbe stato un po’ monotono… C'è una seppia di 4 metri, la più grande del mondo, pescata da un peschereccio per caso qualche tempo fa… chissà cosa si nasconde negli abissi…

Cuba Street di Friday night è un casino, mi sembrava di stare in Inghilterra in un week end notturno… Stesso casino, stesso freddo, stessi gorilla all’ingresso di ogni pub, stessa fila di ragazzine con l’I.D. in mano per entrare, stessi ragazzi in camicia a maniche corte e ragazze in canottiera e minigonna, stessa lingua, stessa voglia di fare baldoria… domani lasciamo l’isola del nord.

 

 

 

 

 

 

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