01 marzo El Chalten (ARGENTINA)

Sveglia all’alba. Oggi ci aspettano 800 km e con queste strade…


Terzo giorno consecutivo di trasferimento, siamo molto provati ma va bene così…


Il paesaggio muta completamente: canyon, immense praterie aride popolate da guanachi, nandù, cavalli selvaggi e qualche armadillo…

Lungo il tragitto ci fermiamo a visitare Las cuevas de los manos” (le grotte delle mani), suona come il titolo di un film horror invece sono iscrizioni e disegni rupestri risalenti a 8000 anni fa che ritraggono mani, guanachi ecc.
Mentre il mio sguardo si perde lungo l’immensità di quei paesaggi, immaginavo ominidi primitivi aggirarsi in quel posto rimasto così perfettamente intatto per millenni e non mi sarei assolutamente meravigliato se improvvisamente fosse apparso un dinosauro…

[Luca]: “Abbiamo macinato centinaia e centinaia di km. Abbiamo visto sia l’alba che il tramonto dal nostro sediolino… la Patagonia non ti stanca mai…!”

 

02 marzo El Chalten (ARGENTINA)

Zaino tattico: pronto.
Provviste: preparate.

Così come prima della scalata del Tongariro, in Nuova Zelanda, ascoltai i consigli tecnici dei trekkers più anziani, allo stesso modo ho cercato di passare le mie conoscenze ed esperienze al novizio Roscio.

Alla conquista della Laguna de los Tres, ai piedi del Monte Fitz Roy (3780 mt).

Sette ore e 48 minuti di cammino, di sofferenza e fatica ma che meraviglia…


Si parte alle 09.00 circa, incontriamo francesi, austriaci e tedeschi lungo la strada ma un’ora dopo io ed il Roscio rimaniamo soli con la natura, interamente addentrati e circondati, mi inchino dinanzi alla maestosità di Madre Natura
.

Il fruscio delle foglie mosse dal vento, gli uccelletti che cinguettano armoniosamente ed indisturbati, lo scorrere di un qualche ruscello che però non riusciamo a vedere e poi il rumore dei nostri passi che nonostante le difficoltà del percorso vanno avanti… non importa il tempo, le nuvole: andiamo avanti… guadiamo fiumiciattoli, camminiamo sulla riva di una magnifica laguna pura dove si poteva addirittura riempire la borraccia…
Ci perdiamo tra sentieri creati lungo rocce e cespugli più alti di noi… ogni tanto appare un ponticello di legno costruito con un unico tronco d’albero…

Ci stupiamo di ogni piccola bellezza che la natura ci mostra… A volte ci fermiamo e ci guardiamo attorno attoniti e sempre meravigliati…

Proseguiamo e improvvisamente si para ai nostri occhi uno spiazzale bianco formato dai tronchi di alberi senza chioma, come la schiena di un istrice… Dobbiamo andare avanti, il peggio deve ancora arrivare…

Il Fitz Roy è coperto dalle nuvole che si muovono minacciosamente verso di noi…
In un altro spiazzo formato da tre piccoli laghetti incontriamo una coppia di inglesi in direzione opposta, chiediamo informazioni sul nostro giro di boa, mancano solo 30 minuti… scopriremo in seguito che erano stati troppo ottimisti…

Il vento comincia a farsi sentire, il cielo diventa sempre più plumbeo e l’altimetro del mio orologio ci informa che stiamo salendo sempre più ma l’idea di mollare e ritornare indietro nemmeno ci sfiora…
Comincia la parte dura, la cosiddetta “pietraia”, un dislivello di 400 metri… Dovrebbe essere l’ultimo ostacolo al nostro traguardo… Incontriamo vari trekkers che scendono, prima tre americani, poi una brasiliana, vari argentini, quattro israeliani e tutti ci danno informazioni diverse…

Siamo gli unici a salire nonostante tutto… Ci incoraggiamo a vicenda e proseguiamo mentre il nostro fiatone aumenta…

Ultimo sforzo… Il Roscio si ferma su una roccia a riposare… “Ultimo scatto… Rosciooooo! Corri! E’ finita!”

Ennesimo spettacolo della natura, un lago celeste ai piedi del Fitz Roy ancora coperto di nuvole…
Trovo rifugio dietro un grosso masso per mangiare il mio panino e un po’ di frutta disidratata… il Roscio improvvisamente ha recuperato tutte le sue energie e si dirige in solitaria verso il lago gelato…

Lo vedo riempire la sua borraccia nell’acqua pura del lago… Ci guardiamo nuovamente attorno sempre stupiti come la prima volta, mangiamo una barretta energetica di cioccolata mentre le gocce d’acqua spinte dal vento ci sferzano il volto..

Ci guardiamo negli occhi, cenno di assenso e si riparte… abbiamo ancora un lunghissimo tratto da percorrere… Le rocce della pietraia bagnate sono molto scivolose, è difficile anche la discesa… Ma andiamo avanti…
Dopo un altro paio di ore ci fermiamo a mangiare un uovo sodo e una mela, siamo due treni in corsa… quasi otto ore dopo: riecco di nuovo la colorata cittadina di El Chalten che sbuca dopo tutto questo verde…

Che meraviglia la natura! Quante volte lo avrò detto? Non esiste modo migliore di apprezzarla se non “trekkando”!

 

03. 03. 2010 El Calafate (ARGENTINA)

[Luca]: “I ghiacciai nel Parco Nazionale Las Glaciares: unici!

Giganteschi, eterni, lenti ma sempre mobili… Prima una stupenda escursione nel Lago Argentino a bordo di un grande catamarano…

Visita al mitico Perito Moreno, 30 km di freddura. Da notare le innumerevoli gradazioni di blu che la Patagonia sa offrire a seconda della luce, del fondale, del cielo, delle nuvole cambia tutto… Non esagero nel dire che sembra di essere in quel posto che chiamano: paradiso

Il Perito Moreno è immenso. Quando cadono le scaglie immense di ghiaccio si avverte il fragore dell’eterno, si sente il respiro del mondo che crea tensione e terrore, perché la natura sa zittirci in un attimo quando vuole Lei. Se non è questo Dio, io non sono un uomo.”

 

04 marzo El Calafate (ARGENTINA)

Hai mai immaginato cosa potesse provare un granchietto dinanzi una grande onda?

Questa è la sensazione che ho avuto io al cospetto del Perito Moreno.

Il ghiacciaio più mastodontico che abbia mai visto e che fu scoperto, se così si può definire, 100 anni fa dal geologo Moreno.
L’abbiamo ammirato da ogni punto di vista, dal basso, dall’alto, dal lato, di fronte, via terra, via lago…

 

E’ impressionante!

Tre km di larghezza per 32 di lunghezza!

Un'enorme lingua bianco/azzurra che scende da chissà dove e che improvvisamente si ferma con le sue potenti pareti sul lago Argentino…

 

Quasi come un grande gigante che con le braccia al seno conserte guarda tutti dall’alto con fare minaccioso.


Lo “splash” delle lastre di ghiaccio che cadendo nel lago rompevano quel silenzio solenne ti infondeva subito un senso di tristezza pensando al surriscaldamento della Terra che comportava lo scioglimento dei ghiacciai e venivi pervaso da un senso di malinconia. Assimilavi quei blocchi che si staccavano a delle enormi lacrime del gigante ferito dopo migliaia di anni… Ma Helmut, il nostro amico cileno, ci ha assicurato che, fortunatamente, è tutto equilibrato…

Madre Natura… si stacca un pezzo e se n’è già formato un altro…

 

 

 

 

 

 

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