10 marzo Ushuaia (ARGENTINA)

Un trekking sotto una pioggia scrosciante? Mancava solo questo!
Il Parco Nazionale Terra del Fuoco ci ha accolto con un leggero raggio di sole e solo dopo averci inghiottito con la sua fitta vegetazione ha scaricato su di noi tutta l’acqua che poteva…

Alessandra, il Roscio ed io non ci siamo abbattuti. Contro vento, fango, rocce scivolose, freddo abbiamo portato a termine la nostra impresa: otto km in quasi tre ore…

Era ammaliante ammirare gli alberi che ci proteggevano dall’acqua piovana, i cespugli che ci accarezzavano, il fango che si attaccava a noi, le nostre orme che siglavano il nostro passaggio…

La natura sotto quel diluvio non l’avevo mai “vissuta”…

Nel pomeriggio visita al museo della “Fin del mundo” che narra la storia di questa cittadina ai confini del mondo.
I suoi eroi, i suoi fondatori, i suoi scopritori, i vecchi indigeni, le sue tradizioni ed aneddoti vari…


Interessante la chiacchierata con la bibliotecaria del museo circa le isole Malvinas, più conosciute con il nome di Falkland; nonostante siano passati tanti anni da quella guerra anglo-argentina, persa dagli ispanici, quest’ultimi continuano a rivendicare il diritto di appartenenza di quell’isola strategica e ricca.
E’ stata dolcissima quando ha concluso la sua lunga arringa dichiarando: “Los inglesos? Para nosotros: Pirates!” (Gli inglesi? Per noi: pirati!)

 

11 marzo Ushuaia (ARGENTINA)

All’inizio del 1900, l’Argentina decise di confinare alcuni dei suoi reclusi più scomodi nel luogo più lontano ed inaccessibile, un po’ come i russi con la Siberia o gli americani con Alcatraz...

12 marzo Buenos Aires (ARGENTINA)

Salutata Ushuaia e la fine del mondo, ritorniamo in volo a Buenos Aires e un po’ come successe in Nuova Zelanda, mentre sorvolavamo l’intera nazione pensavo che in tre ore e 40 minuti di volo stavamo ripercorrendo tutto il tragitto che, via terra, ci aveva occupati per tre lunghe settimane…

Solo a mezzanotte riusciamo a lasciare i nostri zaini in hotel e poco dopo siamo già in giro per le strade della capitale argentina… Raggiungiamo Alexa, Tsvetalina e Magdalena, conosciute ad Ushuaia, trascorrendo una piacevolissima serata a ridere e scherzare fino alle cinque del mattino mentre Ruben continuava a riempirci i nostri bicchieri di alcool… Cavolo, tra tre ore comincia il nostro tour della città con Alejandro, non vogliamo assolutamente perdercelo…

Come due zombies ci rituffiamo nelle vie di questa meravigliosa città visitando i suoi quartieri più importanti.

Il leggiadro architetto Alejandro è molto bravo nelle sue spiegazioni e riesce a tenere viva la nostra attenzione anche se siamo a pezzi.

Plaza de Mayo. La celebre piazza principale della capitale, famosa per le manifestazioni delle mamme dei desaparecidos che, nonostante siano passati tantissimi anni, continuano ad incontrarsi lì ogni giovedì sera ed a chiedere all’Argentina ed al mondo: giustizia…
Mi ha fatto impressione vedere i foulard disegnati a terra, ognuno rappresentava il dolore straziante di una mamma che da trenta anni chiedeva notizie del figlio o della figlia.

Di fronte c’è la famosa “Casa Rosada”, il Quirinale argentino, reso celebre dalla carismatica Eva Peròn, così amata, ancora oggi, dal pueblo

Il Quartiere di San Telmo con i suoi vicoli, le sue chiese coloniali, la sua musica che riempie l’aria e la sua gente mi ha ricordato un po’ l’Avana

Il Quartiere giallo e blu, coloratissimo di Boca, reso celebre da Diego Armando Maradona che qui tirò i primi calci al pallone… Qui devo elogiare gli argentini che sono riusciti a trasformare una zona malfamata e pericolosa in una parte molto caratteristica e suggestiva per i turisti, sebbene permane la zona off limits, quella dove neppure la polizia “fa visita”…
Lo stadio di calcio, cosiddetta “bombonera” è un’opera da museo perché attraverso i suoi murales ti racconta la storia della squadra e della sua gente…


Boca: agglomerato coloratissimo dove impera nell’aria Astor Piazzolla ed il suo tango… Tanti artisti da strada, ristorantini e cartoline che rimarranno scolpite nelle nostre menti, nel nostro cuore e nei nostri occhi.

Porto Madero, è la zona in, quella moderna e ricca; abitata dai figli dei latifondisti, coi parchi inglesi impeccabili e sempre verdi, le grandi auto e le signore col barboncino bianco, i grattacieli e gli yacht.

Che strano che la separa solo un incrocio stradale dalla baraccopoli di Boca.


Quartiere Palermo. L’elegante zona delle ambasciate che si mostrano a noi in tutto il loro splendore architettonico.


Terminiamo il nostro interessante tour con la visita al cimitero monumentale, quello dove riposano (chi più e chi meno visto che sono sepolti qui anche personaggi come l’austero generale Roca che sterminò gli indios nativi della zona) e la bella Evita.

Con la scusa di trovare un buon posto per il desayuno io ed il Roscio ci immergiamo completamente nella vita di Buenos Aires.

Come dico sempre: anche il semplice gironzolare senza meta, il chiacchierare con i locali, fosse anche solo per chiedere l’informazione di una strada ed il perdersi tra i suoi viottoli, coi suoi colori e odori è parte integrante di un viaggio.

 

13 marzo Buenos Aires (ARGENTINA)

[Luca]: “Una terra senza frontiere e senza cittadinanza. Chiunque può divenire cittadino se vuole. Deve solo amare la natura più di ogni altra cosa.
Mi resterà a lungo in mente la giovialità e la dolcezza dei sorrisi dei cileni, la loro disponibilità e cortesia. I loro visi, palesemente indios mi ispiravano simpatia, ultimi residui di un territorio e di un popolo che non c’è più.”

[Silvia Vianello da Verona]: “Stupita dal mio stupore per rocce e acqua e stelle e vita. Mi purifica il vento, il silenzio, l’antico splendore. Temo il freddo, mi annulla la paura. Assorbo la gioia, la scoperta, l’amicizia. Uguale a me stessa, mi isola, anarchia e si riparte, ancora, per nuova via.”

 

Gracias Chile y Argentina

 

 

 

 

 

 

 

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