27 settembre Caia (MOZAMBICO)

Ragazzi, sveglia… sono le cinque!” sussurra a bassa voce Anna.
Apro un occhio e chiedo conferme: “Sicuri stavolta?”
Sento Rudy che domanda se c’è nebbia.

In un minuto abbandoniamo in fretta e in furia la nostra capanna: direzione spiaggia.
Imbraccio la mia reflex come fosse un fucile, digitale piccola nel tascone destro dello short, videocamera in quello sinistro a mò di caricatori, mi copro con il passamontagna desertico (mio fedele amico di Kabul) e via in scramble!

Stavolta l’alba è nostra.

Mi ha impressionato la velocità con cui il sole improvvisamente appariva all’orizzonte per poi salire in alto nel cielo.
Era da tantissimo che non ammiravo questo spettacolo della natura e mi son quasi emozionato pensando che in quel preciso istante un’altra giornata stava per cominciare!

Oggi lasciamo Vilankulo ed il suo mare, ci dirigiamo verso nord.
Ci aspettano tre interi giorni di cammino e l’incognita dei posti in cui dormiremo rende il tutto ancora più appassionante.

Maciniamo centinaia di km e attraversiamo gran parte di questa nazione.

Ho visto uomini, donne e bambini apparire dal nulla e camminare con la più disparata cosa in perfetto equilibrio sulla testa per poi sparire di nuovo improvvisamente; bambini seduti all’ombra di un gigantesco baobab mentre un adulto spiegava loro qualcosa; uomini vendere bottiglie di benzina per strada; capanne di paglia e di fango; donne fare il bucato in una piccola pozza d’acqua vicino ad un fiume mezzo prosciugato; anziane con tatuaggi a forma di croce sulla fronte, guance e mento; gente di ogni età percorrere km e km solo per portare un po’ d’acqua; bambini accudire fratellini e sorelline molto più piccoli di loro….

Il nostro camion attrezzato frena di colpo. Un nuvolone di sabbia ci investe, poi si dirada e scendiamo.
Siamo stanchi, sporchi e sudati.
Vogliamo montare le tende e la cucina da campo al più presto in modo da poterci rilassare con una doccia.
Alloggiamo in un campo troppo vicino all’imponente fiume Zambesi.
In men che non si dica comincia la nostra battaglia per la sopravvivenza contro le zanzare.
Montiamo tutto con grande collaborazione da parte di tutti. Ormai siamo esperti.

La notte in tenda è stata dura: la peggiore.
Lotta continua contro il calore asfissiante e le centinaia di zanzare dello Zambesi…

28 settembre Ihla Moçambique (MOZAMBICO)

La notte cala presto in quest’angolo del mondo e capita che alle 17.00, dopo undici ore di viaggio, ti ritrovi ancora per strada e te ne mancano ancora molte! Troppe!

Guidare qui di notte è duro oltre che pericoloso.
I rari animali pascolano indisturbati sull’asfalto ancora caldo; pochi mezzi hanno i fari e i tanti posti di blocco della polizia servono proprio a fermare chi è senza luce.
Fannie lo sa bene e perciò cerca invano di convincerci a fermarci nel primo luogo utile, ma noi vogliamo arrivare a destinazione a tutti i costi. 

In tarda serata, dopo 15 ore di cammino raggiungiamo Ihla Moçambique.
Il posto è totalmente diverso da quello che ci aspettavamo.
La Lonely Planet stavolta ha cannato. Noi che ci aspettavamo un luogo turisticamente attrezzato in cui far riposare le nostre stanche ossa, lavare i panni ormai troppo sporchi e soprattutto farci una rilassante doccia ci ritroviamo a doverci accampare su una spiaggia deserta in cui persino trovare una bottiglia d’acqua sigillata diventa un’impresa ardua. Ma non ci perdiamo d’animo ed in poco tempo il nostro campo è pronto e dei risotti in bustina, portati dall’Italia, già bollono in pentola!

Un meraviglioso e romantico cielo stellato ci osserva mentre, dopo una spalmata generale di amuchina su tutto il corpo, esausti crolliamo nel nostro sacco a pelo…

 

29 settembre Ihla Moçambique (MOZAMBICO)

Sveglia come al solito alle cinque, ma ormai ci siamo fatti totalmente avvolgere dalla vita africana che si muove e svolge perfettamente al ritmo del sole…

Attraversiamo a piedi i tre km di ponte che dividono la città dall’isola che noi abbiamo ribattezzato: “l’isola dei bambini”!

Mai visti tanti bambini in vita mia!

Ancora ora, mentre annoto i miei pensieri seduto fuori un ristorantino, file interminabili di bambini curiosi mi passano davanti. Molti mi chiedono di essere fotografati e quando si rivedono nello schermetto della mia Canon saltano di gioia, applaudono, chiamano gli amichetti a raccolta, si rimettono in posa per un altro scatto…

L’isoletta è tutto un misto di capanne e scuole.
Siamo entrati in una di esse…. Un ragazzo spiegava l’apparato respiratorio ad un gruppo di bambini seduti a terra, senza banchi o sedie…
L’idea della nostra busta di caramelle non è stata tanto buona!” avrà pensato la povera Stefania mentre veniva assalita da decine e decine di ragazzini…

Ibrahim, un bambino sordo-muto, sveglissimo e molto intelligente, si trasforma nel nostro body guard. Dopo avergli offerto un piatto di riso ed una Fanta, ci segue per tutto il pomeriggio e guai a qualunque bambino ad avvicinarsi troppo a noi…

Siamo lerci e puzzolenti; alla prima spiaggetta ci tuffiamo per lavarci!
Sono due interi giorni che non abbiamo acqua e con questi chiari di luna…

Mentre siamo a mollo si forma un circoletto di ragazzini che ci osserva divertito.
Dopo un po’ ci ritroviamo tutti a ballare con loro al ritmo dei loro canti!

È ora di cena! Ci aspettano le aragoste comprate stamattina da un pescatore, pagate due euro l’una, che la padrona di un ristorantino ci cucinerà nel suo locale, precisando però che avremmo dovuto pagare 100 metikals (2 euro) per la “manodopera”. Due euro in tutto!!!

Il ritorno alle nostre tende è stato piuttosto movimentato!
Mi viene la brillante idea di attraversare il ponte a piedi con Anna!

I primi trecento metri sono illuminati e piacevoli… ma poi… buio pesto, senza torcia, con auto e moto che ogni tanto ci sfioravano accorgendosi della nostra presenza solo all’ultimo momento e l’oceano in tempesta sotto i nostri piedi che ci ricordava quanto fossimo piccoli al confronto!

Sono stato stupido! “Un inutile e grosso rischio” – ho pensato subito dopo in tenda. Chiunque si sarebbe potuto appostare lì e derubarmi di tutto.

Terminato il ponte: l’amara sorpresa.
Le nostre tende sono state spazzate via dal vento!
Con enorme pazienza e senza scomporci piano piano ricostruiamo tutto il campo!

 

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