“Si dice che un tempo il baobab – la pianta sacra degli africani – fosse l’albero dell’abbondanza: sempreverde, lussureggiante, carico di frutti.
Gli uomini lo veneravano quasi come una divinità. Finché gli dèi si ingelosirono dell’alleanza tra l’uomo e l’albero e un giorno, per punire la sua superbia, lo capovolsero.

Da allora il baobab è l’albero che mostra le radici.”
- Anonimo -

“Il sapere è un tronco di Baobab.
Una sola persona non può abbracciarlo”
(antico proverbio senegalese)

08 ottobre Livingstone (ZAMBIA)

Livingstone è una piccola cittadina al confine con lo Zimbabwe e a 60 km dal Botswana.

Troppo occidentalizzata per i miei gusti!

Si parte alla scoperta delle cascate Vittoria!

Purtroppo la portata d’acqua è minima, considerato il periodo dell’anno: siamo nella stagione secca! Inoltre dallo Zambia riesci ad avere solo una visuale limitata, ecco perché estremamente delusi, nonostante i costi un po’ eccessivi decido, con Stefania, di oltrepassare il confine…

09 ottobre Victoria Falls (ZIMBABWE)

Il timbro di uscita dallo Zambia appare sul mio passaporto…
Oltrepassiamo la sbarra proprio lì dove comincia un ponte!

Scusi per lo Zimbabwe? Dritto?” – chiedo ad un ragazzo con un grosso valigione sulla testa!
“Sì, my brother!”
 
Finito il ponte un simpatico poliziotto di frontiera decanta il suo Zimbabwe! La cordialità ed allegria della gente ci mette di buon umore!

Una coloratissima bandiera sventola su un grosso cartellone che recita: “Welcome to Zimbabwe

Noi siamo assetati e cominciamo a vedere miraggi di coca cola ovunque!

Ci tuffiamo nel primo locale che troviamo e ci scoliamo due lattine a testa!

Il centro di Victoria Falls è un po’ deludente!
Solo negozietti che vendono souvenirs e tanti van che trasportano turisti bianchi…

Mentre camminavo pensavo che quel posto, se non fosse stato per le cascate, sarebbe stato l’ennesimo villaggio di capanne dimenticate da Dio!

Le cascate Vittoria dal lato dello Zimbabwe sono molto più caratteristiche dell’altro lato anche se non possono essere paragonate a quelle di Iguazù in Argentina!

È sempre una grande emozione ammirare la forza e la potenza della natura in tutte le sue sfaccettature!

Ci siamo seduti su una roccia e ci siamo letteralmente abbandonati ad osservare questo infinito flusso d’acqua che, proveniente da chissà dove, dopo aver attraversato e visto chissà cosa, terminava la sua corsa con questo enorme salto nel vuoto!

10 ottobre Johannesburg (SUD AFRICA)

“How far is Johannesburg from here?” – chiedo alla receptionist del nostro hotel.
-“Jo’burg? Ma sono le 17.00! Tra un po’ è buio!
Non si può andare in città di notte! E’ troppo pericolosa!”

Ora comincio a capire tutti i cartelli che minacciavano un intervento armato in caso di violazione della legge! Fili elettrificati, guardie armate ovunque…
Che stress vivere qui!
Vabbè sarà per un prossimo viaggio!

Parlando con dei ragazzi del posto ho scoperto che nonostante la fine dell’apartheid, la situazione tra bianchi e neri non s’è risolta per nulla!
I vecchi bianchi si lamentano del fatto che gli altri non hanno voglia di lavorare, “sono dei parassiti violenti”, parole testuali; i neri li accusano di essere arroganti, razzisti e di trattarli, nonostante tutto, come schiavi!
Di buono c’è che almeno le generazioni più giovani stanno crescendo con un’ottima visione di uguaglianza ed integrazione!

Visto che siamo costretti a trascorrere una mezza giornata in hotel ne approfittiamo per coccolarci un po’! Piscina, jacuzzi, cenetta tranquilla.
Ci meravigliamo quando in camera troviamo lenzuola e asciugamani pulite e persino acqua calda in doccia!
Ci sorprendiamo di tanto lusso anche se, in cuor mio, non m’era per niente mancato!

In questo viaggio ho vissuto a stretto contatto con la natura… mi son lavato dalle sue fonti quando c’era l’acqua; ho dormito sulla sua terra; l’ho amata ed ammirata la sera al tramonto o la mattina quando si svegliava…

Questo viaggio sento che mi ha cambiato!
Mi sento più sensibile, forse meno freddo ma più vulnerabile…

 

11 ottobre Milano (ITALIA)

Attendendo il terzo volo…
Seduto su una panchina dell’aeroporto di Malpensa, dopo aver lasciato il Sud Africa e dopo una piccola sosta in Medio Oriente, ad Abu Dhabi, dinanzi al lusso occidentale, dinanzi alle donne super truccate e profumate già alle sei del mattino, agli uomini in giacca e cravatta che si lamentano di aver speso 1000 euro per il volo e che il sedile era troppo stretto, dinanzi all’ingiusto e smodato lusso emiratino, mi vengono in mente gli occhioni di tutti quei bambini neri che si illuminavano ancora di più quando gli regalavi una bottiglia di plastica vuota in quella lontana terra che ora è la mia Africa.

La mia felpa bianca ha le righe nere del filo a cui l’ho appesa a Livingstone per farla asciugare, il pantalone una macchia di fango, il cappello un po’ rossiccio della terra del Malawi, la barba è lunga e non curata come non mai, non profumo di certo del mio inseparabile Tommy Hilfiger e stono in mezzo a tutta questa gente… mi sento così diverso… e così fiero!

 

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