11 maggio Hama (SIRIA)

Lo stato di degrado dei vari siti archeologici regna sovrano. Oltre alla spazzatura che vedevi in ogni angolo, ho visto ragazzini passeggiare per strada e gettare le cartacce del gelato che stavano mangiando per terra con una così grande naturalezza che mi ha sconvolto…

Idem potrei dire per la piana di deserto roccioso che abbiamo attraversato per raggiungere l’illuminata Hama. Una piana di buste di plastica… erano orrendamente ovunque, bloccate tra i cespugli o rocce più grandi o addirittura in aria trasportate chissà dove dal vento… Osservando ciò non potevo fare altro che meditare sulle condizioni malate del nostro pianeta che in Occidente riusciamo ancora a camuffare agli occhi dei più mentre in posti del genere è troppo lampante!

Non mi aspettavo di trovare una così grande influenza cristiana qui, persino il vangelo parla della “conversione di San Paolo sulla via di Damasco” ecco quindi spiegati i tanti monasteri e chiese cristiano-ortodosse…
Ammetto che non me l’aspettavo, così come ci son rimasto male nel vedere una nazione che, se da un lato concede un’abbastanza ampia libertà ed emarginazione alla donna moderna, tanto da permetterle l’uso di abiti occidentali e talvolta pure il lusso di non dover nascondere i capelli sotto il velo, dall’altro non consente l’utilizzo di facebook su scala nazionale…
Ricordo di esserci rimasto troppo male quando in un internet point di Damasco, chiedendo spiegazioni al ragazzo che lo gestiva, lui timidamente mi ha risposto: “A noi non ci è permesso!”


Il “Crack del Cavaliere” è un castello che risale ai tempi di Saladino ma troppo simile alla fortezza di Kerak in Giordania. Entrambi molto estesi, mal tenuti e abbandonati.
Immaginavo quanti eventi si sarebbero potuti organizzare in un posto del genere: mostre, esibizioni, spettacoli culturali invece che un triste, sporco e puzzolente “casolare” abbandonato dove la gente urina negli angoli più bui e nascosti…

Dopo un lungo trasferimento ci accoglie una luminosa Hama in festa con le famose “Norie Bechriyyat” (enormi ruote simili a quelle dei mulini)!
Aggirandoci ed addentrandoci tra le bancarelle che vendevano piante e fiori e dove il busto del presidente Bashir Assad era onnipresente, ci lasciamo ammaliare dal suono che proveniva da un tendone, un po’ come le sirene di Ulisse, ma a differenza dell’epico eroe, noi lo seguiamo…

Entriamo e come in una macchina del tempo, mettendo piede all’interno del tendone, improvvisamente, ci ritroviamo proiettati indietro nel tempo…
Sembravano artisti degli anni ’30 o ’40 che si esibivano per un pubblico composto da qualche famigliola siriana che si scompisciava dalle risate quando ci clown nani si prendevano a botte e si scandalizzavano quando un mimo imitava una coppia che si baciava…

Lo spettacolo contro ogni aspettativa è stato molto divertente… Acrobati, clown, maghi, giocolieri, funamboli, persino una donna (super coperta) che faceva le acrobazie!
Dolcissima la scena di una bambina incantata ad ammirare i clown che improvvisamente si volta verso Barbara e le offre dei popcorn dal suo sacchetto… mi ha fatto tenerezza!
O le due donne islamiche che cercavano di comunicare in arabo con Nick indicando la macchina fotografica, noi temevamo che in un qualche modo le avessimo disturbate o magari ci avvisavano che non volevano essere fotografate… Allora hanno disposto le loro tre bambine davanti a noi e dopo una veloce pettinata ci hanno chiesto di fotografarle!

La serata termina su una ruota panoramica che ci mostra la luminosa città di Hama dall’alto.

 

12 maggio Palmira (SIRIA)

Di buon mattino siamo già in cammino sotto alte colonne romane, ci troviamo ad Apamea
E’ incredibile pensare che i romani siano giunti fino a qua, non come semplici viaggiatori ma come grande conquistatori.

350 km dopo ci accolgono Palmira e le sue rovine con un caldo torrido!
Da lontano, a mano a mano che ci avvicinavamo alla cittadina, la lunga fila di colonne romane diventava sempre più nitida… 

Ammetto la mia ignoranza sui tesori di Palmira, mentre Giacobbe decantava gli antichi splendori, io, in un angolino isolato, all’ombra della millesima colonna, davo avvio alla mia immaginazione cercando di ricreare mentalmente tutto ciò che poteva esserci stato lì…
I fasti, le feste, le battaglie dell’epoca romana… Anzi, mi immedesimavo in un condottiero errante che giungeva alle porte della città: le guardie, il governatore, le ancelle, la vita all’interno di quel luogo così lontano da Roma!

Non parlerò delle tombe, del colonnato, dei vari aneddoti che ci hanno raccontato ma ricorderò solo l’emozione del sole che tramontava e che io cercavo di immortalare con la mia Canon…
In quei momenti realizzavo quanto fosse veloce lo scorrere del tempo!

 

 

13 maggio Deir ez Zur (SIRIA)

Lasciata Palmira abbiamo puntato verso sud mentre i cartelli stradali continuavano a ricordarci che ci stavamo avvicinando sempre di più all’Iraq!

Il paesaggio cominciava a mutare repentinamente, una pianura di deserto roccioso diventava l’unico monotono sfondo colorato solamente dalla striscia grigia dell’asfalto dell’unica strada…

[Anna Quaranta da Roma]: “La mappa geografica della Siria sembrava scorrere sotto le ruote del nostro piccolo pullmino bianco”

Con un caldo soffocante (il termometro del mio orologio segnava 41°) approdiamo a Dura Europos, un antico forte ridotto ormai ad un cumulo di grosse pietre. Alcuni ascoltavano le storie di Giacobbe con vivo interesse, la mia immaginazione invece non riusciva a decollare, ecco perché, lasciato il gruppo ho raggiunto un’altura che sovrastava il mitico fiume Eufrate. Questo fiume che mi riportava alla mente il sussidiario delle scuole elementari o la storia della Mesopotamia o, per citare un esempio più recente: la guerra del Golfo!

Raggiungiamo poco dopo Mari. Una cittadina ellenico-romana risalente a 5000 anni fa. Mi soffermo un po’ con il nostro autista a gustare un tè alla menta, all’ombra di un grande albero con quello che appariva come il capo villaggio! Mi son incantato ad osservare come scorreva la loro vita in quel caldo villaggio nel nulla, a soli 8 km dal confine iracheno!
Le donne e le ragazze della casa che, coperte dai loro veli, lavoravano: chi  spazzava usando un’enorme foglia di palma, chi falciava l’erba, chi accudiva le galline, il tutto mentre un’orda di bambini chiassosi correva ed urlava ovunque!

Il viaggio di ritorno a Deir ez Zur è stato molto intenso. Dal finestrino del mio bus osservavo i tanti frammenti della loro vita quotidiana passare dinanzi ai miei occhi.
Le donne con enormi sacchi in perfetto equilibrio sulla testa che camminavano, vecchi dalla kefia rossa e bianca seduti che fumavano il narghilè, bambini sporchi che lavoricchiavano nei campi…

[Anna Quaranta da Roma]: “Il viaggio non è semplicemente spostarsi da A a B. Non è soltanto andare. E’ andare col corpo e ritornare con l’anima e col pensiero. Mentre si viaggia col corpo, l’anima compie, in ordine puramente sparso, un viaggio dentro di sé, quello che ha vissuto,  amato, sofferto, odiato ed assaporato, tornando sui propri passi più volte.
Davanti a paesaggi infiniti e immensi, che la geografia del nostro Belpaese difficilmente può darci, ci si perde oltre l’orizzonte e la mente è libera di vagare tra l’azzurro dei cieli e mari e l’ocra dei deserti, addolcita dal verde delle oasi, dalla bellezza dei fiori che fanno da balsamo quando si ripensa ai momenti difficili. E fuori dal proprio mondo si capisce di più sè stessi, mettendosi alla prova, lontani dai propri punti di riferimento.
Un viaggio, nel viaggio, nei mille infiniti viaggi. Corpo, anima, mente, persone, luoghi, sapori, odori, sensazioni, tutto assolutamente in piena libertà.”

 

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