14 dicembre Nyaung Shwe (MYANMAR)

82° giorno di viaggio

Stamattina ci svegliamo relativamente presto. Esco subito per strada lungo il canale.
Mi guardo attorno sbalordito. Mi sembra un documentario…
Tre uomini con il classico cappello vietnamita sono accovacciati lungo il canale, un ciclo-rickshaw trasporta un donnone con gli occhi a mandorla, due bimbetti in uniforme bianco e verde vanno contenti a scuola, due vecchiette con il capo avvolto da un asciugamano colorato tornano dal mercato.

Lungo il percorso verso il mercato di Nyaung Shwe veniamo attratti dalle litanie provenienti da ciò che sembrava un monastero.
[Stefy]: “Non potevo crederci! Ecco davanti a noi una ventina di bambini, piccoli monaci buddisti, che pregavano recitando una sorta di mantra, erano in piedi da chissà quanto tempo, avevano il divieto di sedersi. Eravamo davvero rapiti, non so quante foto avremmo fatto, uno scatto dopo l’altro che rimaneva per sempre impresso nelle nostre menti. Erano piccoli ed avevano voglia di giocare tra di loro, alcuni si tiravano la tunica, altri si passavano il tappetino della preghiera a mò di pallone ma appena rientrato il maestro tutto ritornava in perfetto ordine.
Siamo rimasti circa un’ora ad osservarli dopodiché i piccoli monaci sono ritornati nella loro grande camerata  e noi con loro. Sdraiati sui loro tappetini: chi si faceva il solletico, chi ascoltava un po’ di musica da una piccolissima radio, chi scattava foto…

Facciamo una camminata lungo la riva del lago addentrandoci nei villaggi circostanti… abbiamo incontrato un’infinità di sguardi puri e di sorrisi onesti.

Giungiamo ad un tempio, nel nulla, con un Budda maestoso che dominava la scena,sullo  sfondo un villaggio… ci incamminiamo per raggiungerlo. Dalle palafitte le famiglie ci chiamavano per invitarci ad entrare nelle proprie abitazioni.
Che bella esperienza seduti in una casa birmana attorniati da visi dolci e solari, ci hanno offerto mandarini e milioni di sorrisi.

 

15 dicembre Mandalay (MYANMAR)

Save me from drowning in the sea…” – così cantava Robbie Williams nella sua stupenda “Road to Mandalay”.
La nostra road to Mandalay, invece, è stata davvero dura… dodici ore di bus percorrendo strade tortuose a ritmo di musica di sagra paesana birmano-lucana, il mio stomaco mi ha maledetto ma fortunatamente ha retto!

Alla fine raggiungiamo questa antica città birmana alle prime luci dell’alba e a bordo di un pick up, insieme ad una famigliola locale, arriviamo nel nostro hotel prenotato da Yangoon: l’ET Hotel.

Incontriamo nuovamente la simpatica basca: Virginia conosciuta al lago Inle e dopo aver riposato un paio di ore ripartiamo alla scoperta delle tre città antiche nei paraggi di Mandalay.

Amarapura. La città dell’”immortalità”, famosa per il U Bein’s bridge, il ponte in teak più lungo del mondo che collega il villaggio di Kyauktawgyi Paya a quello di Taungthaman.

 È stato molto suggestivo percorrerlo incantandoci ad ammirare i vari scorci che il paesaggio riusciva a donarci. Quale miglior premio di una frittella di gamberetti e un enorme granchio a fine traversata?

Al di sotto del ponte, i pescatori lanciavano le reti per ritirarle immediatamente dopo colme di pesci.

Inwa. Dobbiamo prendere una barca per raggiungere l’altra sponda del fiume ed un carretto trainato da un cavallino per ammirare i resti di questa antica città ormai defunta ma che in passato è stata per ben quattro secoli capitale della Birmania.

Sagaing. Superato il ponte di Ava si raggiunge la collina di Sagaing. Luogo sacro e pittoresco grazie ai tanti stupa che dall’alto sembrano spuntare un po’ ovunque come grandi funghi d’oro.
Si fatica abbastanza per conquistare la cima arrampicandosi sui gradini che sembrano non finire mai! Ma una volta sulla sommità la vista offerta ti ripaga di tutto il sudore versato!

Mi fermo a chiacchierare con un monaco buddista che riposa fuori di uno dei tanti templi. Finalmente uno che parla inglese! Ho mille domande da porgli, sono molto incuriosito dalla loro vita, dal loro rigore, dalla loro disciplina. Discorrendo scopro che non tutti quelli che vediamo in giro sono monaci nel senso stretto che intendiamo noi, molti indossano la rossa tunica per periodi molto brevi per accontentare i genitori (come nel suo caso) o solo per “elevare lo spirito”. Questa scoperta mi ha lasciato alquanto perplesso.

È ora di ritornare ad Amarapura per ammirare il tramonto dal ponte U Bein.

Ogni parola è superflua per decantare quel magnifico spettacolo ed ancora mi batte il cuore se ripenso alla scena dei monaci che, in fila indiana, percorreva il lungo tragitto in legno mentre il sole dava spazio alle tenebre!

 

16 dicembre Mandalay (MYANMAR) 84° giorno di viaggio

[Stefy]: “Siamo pronti alla lunga camminata che ci condurrà alla conquista della Mandalay Hill. Dopo aver costeggiato il palazzo Reale ci ritroviamo in una specie di processione per ammirare il “dente di Budda” proveniente direttamente dalla Cina

Dopo aver mangiato una pannocchia ed una banana per strada, gradino dopo gradino raggiungiamo la cima dove ci attende una vista della città a 360°.”

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