25 gennaio Siem Reap (CAMBOGIA)

124° giorno di viaggio

Si parte di buon mattino alla volta della frontiera cambogiana.
Ci fermiamo per una sosta tecnica in un luogo dove tanti ragazzi gentilissimi ci consegnano dei format per il visto e ci aiutano nella compilazione.
Che gentili, penso tra me e me fino a quando ci chiedono 35 USD a testa contro i 20 che mi aspettavo!
Mi impunto e gliene offro solo 40 per due. Faccio un po’ di storie fino a che un tipo mi chiede di seguirlo nel suo ufficio per chiarire la questione… lo seguo… arriviamo nel fondo di una grande sala, si siede, un po’ pensieroso, scuotendo il capo, a voce bassa confessa: “Sì, effettivamente costa 20 dollari a testa, però…” e comincia una serie di scuse ma già non l’ascoltavo più… avevo vinto la mia battaglia…
Me ne vado soddisfatto e cominciamo la nostra trafila burocratica tra le due frontiere..

Dopo varie peripezie raggiungiamo finalmente la nostra meta: Siem Reap… Ci meritiamo proprio una cenetta romantica in un posto delizioso, un bel buffet di carne e pesce cucinati al barbeque… ogni tavolo era organizzato con un piccolo BBQ personale ed ogni commensale cucinava per sé! Che divertimento!

guarda il video

26 gennaio Siem Reap (CAMBOGIA)

[Stefy]: “Facciamo colazione direttamente sul nostro tuk tuk mentre ci avviciniamo alle porte della leggendaria Angkor Wat.
Ecco il più celebre e maestoso di tutti i templi. Ha fatto da sfondo a films come “Lord Jim” o “Apocalypse Now”.
Il tempio è dedicato a Vishnu e hanno impiegato circa 37 anni per la sua costruzione; 800 metri di bassorilievi incisi nel gres tenero raffigurano scene fantastiche, al centro del tempio si sale su scale ripide fino al santuario dove si succedono terrazze, cortili, altari, un vero labirinto che ti offre una grande vista sulla foresta vicina.

È stato bello restare seduti dinanzi questo gigante a cinque teste e leggere la sua storia…

Rimaniamo letteralmente a bocca aperta quando giungiamo al “Bayon”: il tempio del mistero, il suo nome significa: “la montagna magica”.
Era una foresta di teste gigantesche che con lo sguardo ti seguivano ovunque, 200 volti dal sorriso enigmatico. È un Pantheon dedicato agli dei adorati nel medioevo dalla popolazione Khmer.


Dopo una passeggiata sulla “terrazza degli elefanti”, riprendiamo il nostro tuk tuk per la visita dell’ultimo tempio: “Taphrom”, dov’è stato girato “Tomb Rider” con Angelina Jolie.
Questo tempio è un misto di magia fiabesca e romanticismo. Quando si varca la porta del tempio si può sentire l’emozione provata dagli esploratori; radici enormi sotto la pietra, la fitta vegetazione sulle mura, statue, volti ricoperti di muschio… è uno spettacolo incredibile.

In serata, tornati a Siem Reap, decidiamo di fermarci all’Old Market dove si trova veramente di tutto e finiamo a mangiare una zuppa e noodles per strada”…

27 gennaio Tonle Sap (CAMBOGIA)

126° giorno di viaggio

Dopo una full immersion tra i templi di Angkor Wat decidiamo di trascorrere un paio di giorni in più a Siem Reap per visitare i dintorni ma soprattutto per fare un po’ il punto della situazione.

Tonle Sap Lake. Che delusione! Ci aspettavamo di rivivere un’altra esperienza intensa come quella di Pokhara o di Inle… invece il business edilizio aveva già infettato l’area…
Stavano costruendo enormi resorts e già tutto si muoveva a colpi di dollari…

Ce ne andiamo e ci godiamo almeno il paesaggio circostante…
Suggestivo quando fermandoci per caso per scattare qualche foto ad una risaia rigogliosa , da una palafitta sbucano due bambine con un secchio pieno zeppo di serpenti morti. Tranquillamente si fermano accanto ad una fontanella e con un cucchiaio in mano a testa  cominciano a pelarli sotto il nostro sguardo divertito!

29 gennaio Phnom Penh (CAMBOGIA)

Il fascino delle capitali!
Phnom Penh, la martoriata capitale della triste Cambogia… triste perché così sembrano gli sguardi e gli occhi dei suoi abitanti.

Giungiamo qui dopo sette ore di bus durante le quali attraversiamo questa piccola nazione nel suo profondo. Vediamo il suo vero volto, vediamo la Cambogia delle strade sterrate, delle palafitte di legno, delle chiocce coi pulcini, delle pagode di campagna.

30 gennaio Phnom Penh (CAMBOGIA)

Phnom Penh è una città ricca di storia… il ripercorrere i terribili anni che vanno dal 1975 al 1979 ha guidato la nostra visita odierna.

Facciamo un breve passo indietro nel tempo! Anno 1975.
In Italia la vita scorre tranquilla, nel mondo occidentale tutto procede serenamente… qui, da un giorno all’altro, un esercito di poveracci, comandati da un folle “Pol Pot”, invade il Paese. È l’inizio di un terribile incubo. In tre giorni tutte le città vengono svuotate dei propri abitanti che vengono spediti nelle campagne… inizia il massacro di tutti i potenziali “nemici” della nazione, nemico è considerato ogni intellettuale, ogni studioso, persino chi conosceva un’altra lingua!
La condanna è veloce ed inderogabile: la morte!
Chi è sospettato viene torturato fino alla confessione. Confessione di che?
Visitiamo il “Choeung Ek” (Killing Fields), un luogo in cui sono state ritrovate centinaia di fosse comuni zeppe di scheletri di uomini, donne e bambini. Colpevoli di cosa? Il luogo è irreale.

“Tuol Sleng”, ora “museo del genocidio”, più noto con la terribile sigla: “S21”.
Nacque come scuola elementare, costruita dai francesi, chi avrebbe mai immaginato quanta atroce sofferenza e dolore quelle povere mura avrebbero dovuto contenere?
I suoi quattro edifici, in quattro anni, hanno ospitato migliaia di cambogiani sospettati di cospirazione contro la nazione.
È difficile non sentire un nodo alla gola mentre ci si aggira lungo quei tetri corridoi, è difficile non provare vergogna per degli esseri umani che hanno annientato, umiliato e massacrato dei loro simili e senza ragione, è difficile non provare rabbia al pensiero che 30 anni dopo, questi bastardi non hanno ancora pagato… e poi pagare? In che modo? È difficile non provare odio se si pensa che un mostro come Pol Pot sia morto “serenamente” in esilio nella bella Thailandia, agli arresti domiciliari.

Con il cuore a pezzi finiamo al Russian Market, al Palazzo Reale e poi alla collina del Wat Phnom, la leggendaria pagoda che ha segnato la nascita di questa città ma la nostra mente è rivolta ad altro, ogni persona che incontriamo, ogni sguardo che incrociamo ci fa stringere il cuore… chissà quanto sangue sofferente scorre nelle sue vene. Ci viene quasi da incoraggiarli con un: “sorridi, è tutto finito!”

 

Blog countersfree countersLocations of visitors to this page

(1) - (2) - (3)