03 gennaio Pakbeng (LAOS)

102° giorno di viaggio

[Stefy]: “Superato il confine in canoa, ci timbrano il passaporto, cominciamo la nostra navigazione sul leggendario Mekong. Era entusiasmante vedere lo svolgersi della vita quotidiana laotiana lungo il fiume. Alcune donne lavavano i panni, dei bimbi facevano il bagno, le vacche si rilassavano al sole lungo le coste sabbiose, il paesaggio verdeggiante ogni tanto lasciava spazio a piccoli villaggi costruiti sulle palafitte.
Nel bel mezzo del fiume spesso sorgevano gigantesche pietre corrose dal vento e dall’acqua che davano un tocco ancora più naturalistico al tutto.
Arriviamo a Pakbeng alle 18 circa, dopo sette ore di navigazione, ma siamo solo a metà strada… domattina dovremo prendere un’altra barca per raggiungere Luang Prabang”.

Pakbeng. Un villaggio nel cuore del nulla. Chi ha una casetta l’ha trasformata in una guest house molto minimale, chi ha un piccolo spazio libero l’ha tramutato in ristorantino… gli altri? Vendono coca cola, nutella, Oreo, Pringles o preparano sandwiches per la navigazione! Questa è Pakbeng!

guarda il video

04 gennaio Luang Prabang (LAOS)

Il grande giorno per Stefy è arrivato! Stamattina sono arrivate Ilaria e Rosy. È stato emozionante riabbracciarle dopo così tanto tempo!

[Stefy]: “Sarà bello condividere un pezzetto del nostro viaggio con loro!”

 

"Al cospetto della bellezza veniamo innanzitutto colti dall’impulso di afferrarla e possederla per darle maggiore spazio nella nostra vita. È come se volessimo disperatamente dire: Sono stato qui, ho visto tutto questo".
- Alain De Botton -

 

05 gennaio Luang Prabang (LAOS)

[Stefy]: “Ci svegliamo alle 5,30 per andare a vedere i monaci che passavano in fila indiana lungo la via principale della città per l’offerta del riso”.

I bordi delle strade erano zeppe di gente che, con scodelle di coccio piene di riso in mano, attendeva pazientemente questi piccoli uomini in tunica rossa.

06 gennaio Luang Prabang (LAOS)

Trascorriamo l’intera giornata alla scoperta dei tanti templi della città.
Seduto all’ombra di un grande albero, nel cortile di uno dei tanti templi, per un attimo ho chiuso gli occhi e  cercato di immaginare come fosse la vita in quel remoto luogo anche solo cento anni prima..
Improvvisamente immagini di principi e re, elefanti, servitori, cortigiani, eroici guerrieri, saggi monaci, tigri ecc. sono apparsi dinanzi ai miei occhi sognanti…

Al Wat Sop ci fermiamo a chiacchierare con un giovane monaco buddista che ci invita ad assistere alla loro preghiera quotidiana delle 17.00
Detto fatto. A quell’ora, in religioso silenzio eravamo seduti sul fondo della pagoda assorti ad ammirare ma soprattutto ad ascoltare la loro ipnotica litania.
Che bella esperienza!

Sulla collina che domina la città ci ritroviamo ad attendere il tramonto sul fiume Mekong, felici e soddisfatti, dopo questa emozionante giornata!

08 gennaio Phonsavan (LAOS)

Finalmente ciò che cercavamo! Il vero Laos!

Il trasferimento Luang Prabang – Phonsavan è stato abbastanza arduo.
Sette ore di comodo minivan… peccato per le strade… tutte salite, discese e curve. Il mio povero stomaco è stato messo a dura prova.
Tra una curva e l’altra abbiamo l’opportunità di ammirare lo splendido background laotiano.

Phonsavan, capitale della provincia di  Xiengkhuang, nel distretto di Pek, è l’unico paesino che incontriamo in sette ore di strada.
Questa città è famosa per la sua “piana delle giare”, enormi vasi di pietra, scoperti negli anni ’30 da un’archeologa francese e datate 2000 anni fa…
La si può considerare come una Stonehenge laotiana visti i tanti misteri che ruotano attorno a questi enormi massi!
C’è chi suppone siano stati usati per conservare corpi umani, chi ceneri dei defunti, chi come recipienti per conservare alcoolici… Stefania distrugge la poesia dichiarando che erano semplici “barili” per l’acqua!

Mi ha colpito tanto la visita ad un villaggio di “hmong”, una minoranza etnica del nord del Laos, in quei casi davvero capisci che al mondo c’e’ gente diversa da te. Qui si sposano a 13 anni, ognuno partorisce una decina di figli… il villaggio, infatti, sembrava un asilo nido a cielo aperto!

Quest’area è tristemente nota per la cosiddetta “crater area”, una zona bucherellata dalle bombe americane… ebbene sì… durante la guerra in Vietnam, con la scusa che importanti leaders vietcong si fossero nascosti in queste zone, vennero bombardate brutalmente dai velivoli americani. Interi villaggi furono rasi al suolo e purtroppo le conseguenze si vivono ancora oggi. Ogni anno decine di bambini o contadini saltano, per imprudenza o errore su bombe inesplose…

10 gennaio Vang Vieng (LAOS)

Sei ore di bus su strade dissestate e curve nel Laos più genuino per raggiungere questo strano luogo incorniciato da una vegetazione mozzafiato.
Vang Vieng è una città spaccata in due. Da un lato ci sono i vecchi laotiani con le proprie tradizioni e culture, dall’altro i “farang” con le moderne guesthouses, gli internet points e i pubs.

Dopo aver ammirato l’ennesimo meraviglioso tramonto decidiamo di immergerci nella vita di Vang Vieng. Contemporaneamente rientrano tanti ragazzini ubriachi dopo un’intera giornata di “tubing”, ossia il galleggiare all’interno di pneumatici di camion sul fiume. Li vedi zoppicanti, senza infradito, sanguinanti, fasciati, camminano come zombies e sembra che non sappiano neppure come son giunti fin lì.

 
 

 

Blog countersfree countersLocations of visitors to this page

(1) - (2) - (3)