07 dicembre Kisoro (UGANDA)

Lunga giornata di viaggio verso i confini del Rwanda e Congo. Attraversiamo aree rurali molto povere, piccoli villaggi di capanne di paglia e fango; bimbi dalle tshirts troppo grandi e consunte giocavano in libertà; anziani riposavano seduti su zolle di terra… incrociamo pure un campo rifugiati dell’ONU, mi dicono che sono alloggiati centinaia di congolesi scappati due settimane prima per via di disordini interni.

Piove a dirotto e non abbiamo voglia di montare le nostre tende, optiamo per un alberghetto.

 

08 dicembre Kisoro (UGANDA)

Ore 6.00. Buio pesto. A bordo di due jeep ci arrampichiamo per raggiungere il Bwindi National Park e la “Foresta Impenetrabile”. La strada è in pessime condizioni e le due ore di viaggio diventano alquanto faticose. Oggi è la grande giornata dedicata alla scoperta di questi grandi mammiferi in via di estinzione.

Rapido briefing con i rangers e partiamo con i cercatori di tracce verso questa nuova avventura.

Seguiamo sentieri scavati nella fitta boscaglia pluviale, il percorso è intenso e bagnato; camminiamo per circa un’ora quando la ranger riceve una chiamata radio dai cercatori di tracce che ci precedono...

[Stefy]: “Tra quaranta minuti dovremmo incontrare la famiglia di gorilla Silverback.
Ci inerpichiamo attraverso un piccolo sentiero appena ricavato a colpi di machete. Ci aiutiamo aggrappandoci a liane o cespugli fino a che, all’improvviso, sentiamo dei rumori provenire dalla sommità di un albero. Ci fermiamo in religioso silenzio, guardiamo su e intravediamo il piccolo di gorilla che teneramente si fa strada da un ramo all’altro. Buffamente, dopo aver mangiato qualche foglia, cade dall’albero!

Il verso gutturale di un grosso Silverback si fa sempre più vicino. Eccolo, un esemplare adulto dalla schiena argentea dinanzi ai nostri occhi stupiti, a solo due metri da noi.
Si accomoda, mangia qualche rametto e si tuffa nell’ignoto della foresta impenetrabile…
I rangers ci guardano, capiscono che vogliamo seguirlo… comincia la vera avventura…

Loro tagliano tutto ciò che si para dinanzi il proprio cammino con i forti machete, noi li seguiamo come meglio possiamo, sprofondando senza manco vedere dove poggiavamo i piedi, giù col sedere su foglie, rami, tronchi viscidi, il fango era ovunque ed ad un certo punto, per non cadere mi aggrappo ad un ramo… peccato che fosse pieno di spine nere e durissime che si conficcano profondamente nella mia mano. Non avevo mai vissuto un’esperienza del genere!

09 dicembre Kigali (RWANDA)

La frontiera Uganda-Rwanda è immersa nella nebbia, c’è solo una sbarra che indica i nomi delle due nazioni con un poliziotto annoiato che osserva le poche persone che transitano… noi, col nostro grande truck, destiamo tanta curiosità.
Le formalità doganali sono rapide ed in pochi minuti usciamo dall’Uganda per attraversare la piccola zona di nessuno a piedi. Welcome to Rwanda.

Il paesaggio muta completamente. Chi se l’aspettava così il Rwanda?
Strade ben asfaltate, prati verdi ben curati, casupole in cemento..

Raggiungiamo brevemente la capitale: Kigali.
Pranziamo da “Economatt” con delle patate al forno e samosa prima di raggiungere il gate del “Genocide Memorial”.

Credevo che dopo Auschwitz e Phnom Penh avessi metabolizzato situazioni assurde, senza senso e da condannare… ma non è stato così.
Il museo comincia con una presentazione storico-politica del Rwanda, dall’avvento dei Belgi fino al sanguinoso genocidio degli Hutu e Tutsi, passando per una mostra dedicata ai bambini fino ai massacri dell’ultimo secolo nel mondo.
La pazzia, la stupidità dell’uomo non ha rivali.
Ho letto, guardato filmati e ascoltato testimonianze dirette raccapriccianti; persone uccise, famiglie sterminate da amici, da vicini di casa, colleghi di lavoro o compagni di scuola solo perché di un’altra etnia.
Com’è possibile che il mondo sia rimasto ancora una volta a guardare?
Mi meravigliavo pensando che la strage cambogiana fosse accaduta nel 1979… ma qui parliamo del 1990!
Sono ancora più fiero del mio lavoro se, attraverso esso, potrei contribuire a combattere situazioni del genere.

Usciamo dal museo proprio mentre il cielo scarica tutta la sua rabbia con enormi goccioloni che in pochi minuti inondano tutta Kigali, quasi come se tutti gli angeli si fossero commossi con noi.

Partiamo alla volta di Kibungo, siamo ancora sconvolti e silenziosi… ci avviciniamo alla Tanzania.

 

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