29 novembre Kisumu (KENYA)

Viaggiamo quasi tutto il giorno per raggiungere la cittadina di Kisumu sul lago Vittoria.
Lungo il tragitto cominciamo ad avere una prima percezione della vita quotidiana kenyota. Attraversiamo numerosi villaggi di capanne di paglia e fango; donne e bambini in fila al pozzo d’acqua  con grandi bidoni gialli in mano o in perfetto equilibrio sul capo.  
Incuriositi ci fermiamo a visitare un paio di mercatini locali, gironzoliamo tra venditori di ogni mercanzia, soprattutto scarpe e abiti usati ed importati dal consumistico Occidente.

Arriviamo a Kisumu quando è già buio. Kisumu sembra essere una cittadina abbastanza grande ed è caratterizzata dal solito abbandono proprio di questi luoghi in cui la sopravvivenza del suo popolo ha la precedenza sull’estetica urbanistica.

Ci fermiamo al Kisumu Beach Resort, un luogo squallido e pieno di zanzare, del resto siamo proprio sulle rive del lago Vittoria… “ma le zanzare non sono malariche” – come tenta di rassicurarci uno dei ragazzi che lo gestisce.

È duro montare le tende dopo 12 ore di truck, stanchi, sudati, affamati, al buio e su un terreno aspro e duro mentre insetti di ogni genere ti ronzano attorno.

Solo la cena preparata da Alì a base di pennette al sugo e tonno riesce a darci un po’ di energia!

30 novembre Kampala (UGANDA)

Poche ore di cammino e siamo a Busia, ultima città kenyota: confine.
Qui regna il solito caos disordinato, il via vai incasinato di tutte le frontiere.

C’è chi vuole accompagnarci in bicicletta o motorino all’immigration; tanti ci offrono loschi cambi di valuta stranamente molto vantaggiosi; si vende di tutto e c’è gente da tutta l’Est Africa.

Timbro kenyota di uscita; discussione con un poliziotto di frontiera per una foto innocente alla bandiera; poco dopo, timbro ugandese di entrata mentre la sinuosa e colorata bandiera, poco prima fotografata, sventolando ci dà il benvenuto in questa nazione che ci ospiterà per dieci giorni.  

Attendiamo due ore sotto un sole cocente il disbrigo delle formalità doganali del nostro truck: tempi africani, nessuna paura!
Una volta ripartiti notiamo che il paesaggio è completamente mutato. Il rosso della terra del Kenya equatoriale lascia il posto ad un verde lussureggiante, qui piove spesso!

Viaggiamo tutto il giorno fino a raggiungere la caotica capitale: Kampala.

Ci impelaghiamo nel traffico del centro di una sabato sera qualunque; motorini e auto intasano tutte le strade; spesso rischiamo di investire qualche passante; ci sono tanti palazzi di recente costruzione, sedi di banche o ambasciate, che stonano con il paesaggio circostante.
Martin fatica abbastanza per tenere a bada questo grande bestione e due ore dopo, finalmente, arriviamo al Backpacker Hostel per riposare le nostre stanche ossa in un grande dormitorio.

01 dicembre Masindi (UGANDA)

[Stefy]: “Partiamo alle sei del mattino percorrendo la strada principale che spacca il verde acceso dell’Uganda in mezzo alle capanne di terra e paglia; i bambini che dalle collinette alzano le mani al cielo per salutarci; bancarelle vendono manghi, papaie, carote, cetrioli o letti e divani…

In tarda mattina arriviamo allo Ziwa Rhino Sanctuary e poco dopo, accompagnati da un ranger, ci inoltriamo nella foresta alla scoperta degli ultimi esemplari di Rinoceronte Bianco Nordico.
Poco dopo, ecco ben tre esemplari riposare all’ombra di un grande albero. In fondo sono le 13.30 e ci sono 40°! Dopo qualche minuto uno dei tre si alza in piedi… si scrolla un po’, si guarda intorno, era immenso, ma subito dopo si sdraia nuovamente a riposare.

Ripartiamo alla volta di Masindi e alle 16.30 entriamo nei nostri lodges a forma di capannina, molto accoglienti e con una doccia calda favolosa!

Dedichiamo tutto il pomeriggio a passeggiare in questa piccola cittadina. Facciamo una capatina al mercato della domenica; ci fermiamo in un negozietto di musica; compriamo dei pop corn che lasceremo a dei bimbi al mercato poco più avanti; ne incontriamo tantissimi, bimbi dagli occhi grandi e brillanti come stelle, chiacchieriamo con loro, scattiamo foto mentre il mio cuore si riempie di serenità e pensieri positivi.”

02 dicembre Murchison (UGANDA)

Partiamo di buon mattino in direzione del Parco Nazionale Murchison.
Lungo il cammino ci fermiamo a Butiaba e Bulisa, due villaggi di pescatori per ammirare la loro quotidianità.

Butiaba. Una lingua di terra rossa segna il centro del villaggio, tra capanne di paglia, reti da pesca distese sulla spiaggia contornano le sponde del Lago Alberto.
Ci fermiamo in un grande campo di calcio e subito ci ritroviamo circondati da una miriade di bambini con le magliette strappate e comincia una partita con una palla verde di gommapiuma tutta rattoppata…
I pescatori tornano con le vecchie barche dalla battuta, alcuni puliscono le reti, delle donne caricano sul proprio capo pesanti secchi pieni di piccoli pesci e vanno verso il mercato, una donna lava una pentola piegata sulla riva con acqua e sabbia del lago, i bambini giocao spensierati…

[Stefy]: “Bulisa. Capanne colorate di giallo fanno da sfondo al piccolo mercato. Compriamo un po’ di banane  mentre ci aggiriamo tra le bancarelle di vecchie cose usate  sotto un sole cocente…

Nel tardo pomeriggio raggiungiamo il camping Red Chilly Hideaway; fatichiamo parecchio a montare le tende su un terreno durissimo, siamo sudati e stanchi e i picchetti si rompono continuamente; doccia fredda e scarsa ma siamo felici!”

 

03 dicembre Murchison (UGANDA)

[Stefy]: “Alle sette del mattino attraversiamo il fiume e comincia il nostro safari nel Murchison National Park. Incontriamo elefanti, tantissime giraffe, branchi di bufali e gnu, impala, gazzelle di Thomson ma nessun felino… neppure carcasse in giro… qui la vita dei docili erbivori sembra scorrere serena…

Nel pomeriggio in barca navighiamo lungo il canale fino a raggiungere le Cascate Murchison.
Ippopotami sbadigliano annoiati, coccodrilli si rilassano sulla riva con le aguzze fauci in bella mostra; gnu, gazzelle e impala si abbeverano cautamente; un grande elefante barrisce osservandoci irritato, un’aquila pescatrice vola imperiosa e improvvisamente si lancia in picchiata per conquistare un pesce…

Giunti in prossimità della cascata scendiamo dalla barca per scalare una collinetta fino all’apice del salto d’acqua. Saliamo e fatichiamo per raggiungere la vetta, una volta lì, a braccia aperte con milioni di goccioline sul corpo dopo la sudata della salita ci godiamo i suoni armoniosi  della natura…”

 

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