06 gennaio Ahuachapan (EL SALVADOR)

Il primo assaggio ci mostra un Paese totalmente diverso da quello appena lasciato alle spalle.  Gli abiti tradizionali son spariti, il colorito della pelle è rischiarato, non esiste una moneta propria (c’è il dollaro americano), l’accomuna solo la lingua spagnola.

[Stefy]: ”Prendiamo un caffè in un baretto tipico in Plaza Concordia, riscaldati dai primi raggi del sole, e da Ahuachapan, punto di partenza della “Ruta de las Flores”, cominciamo la nostra esplorazione dei piccoli paesini dell’area.
Saliamo al volo ed inerpicandoci in stradine montane arriviamo ad Ataco, vecchio villaggio coloniale che mantiene, però, una forte identità indigena.

Ci ritroviamo nello spiazzale di una chiesa durante una rappresentazione per l’Epifania con balli, canti e maschere tipiche della tradizione salvadoregna.

 

Nel bus diretto a Juayuà ammiriamo la “Ruta de las Flores”, la sinuosa strada lunga 36 km caratterizzata da piantagioni di caffè e naturalmente serre di coloratissimi e vivissimi fiori.
All’ombra della maestosa chiesa del 1500 con il “Cristo Negro”, ci perdiamo tra le bancarelle della grande fiera gastronomica che si tiene ogni week end ed assaggiamo tante specialità del luogo, dalla yuca (una patata dolce) ai pezzi di zucca con il miele!”

07 gennaio Santa Ana (EL SALVADOR)

Santa Ana, la seconda città più grande dell’El Salvador dopo la capitale.
Il centro storico è impreziosito da una bellissima cattedrale bianca stile gotico, un’elegante teatro ed un antico edificio coloniale che ora ospita il Municipio.

Siamo ospiti di un simpaticone studente di medicina di nome Roberto, quest’ultimo ci porta un po’ fuori città fino al lago Coatepeque, un romantico lago creatosi milioni di anni fa all’interno del cratere di un grande vulcano. Trascorriamo qualche ora in completo relax chiacchierando ed ammirandolo dall’alto di un “mirador” sorseggiando una birra “Pilsener”.

In serata ci raggiunge Cecilia, la sua ragazza, per assaggiare le migliori “pupusas” del centroamerica.

08 gennaio Suchitoto (EL SALVADOR)

Roberto ci dà uno strappo fino alla famigerata San Salvador; abbiamo solo un fugace assaggio di questa città visto che il nostro obiettivo è il “Terminal d’Oriente” da dove ripartiremo alla volta della tranquilla Suchitoto in chicken bus.

San Salvador ci appare molto sporca, caotica, abbandonata a sé sessa. Mentre percorrevamo le sue vie, Roberto ci raccontava dei tempi della “guerrilla”, del terremoto del 2001, dell’uragano Mitch… quante ne ha dovute passare questa piccola e martoriata nazione.

Il chicken bus è un’esperienza che ogni volta ci appassiona!
È folkloristico vedere l’autista che “combatte” col traffico e le strade dissestate; il suo aiutante che si sbraccia, che vende i biglietti, che aiuta le vecchiette a salire su; i venditori ambulanti di bustine d’acqua o succhi colorati, di noccioline o caramelle, di frutta appena tagliata o platano fritto; i predicatori del Vangelo o i ciarlatani di prodotti dietetici o anti-cancro!

10 gennaio Suchitoto (EL SALVADOR)

[Stefy]: “Questi due giorni di relax a Suchitoto ci volevano proprio, soprattutto per fare il punto della situazione in vista della prossima tappa: l’Honduras!
Alloggiamo in un delizioso alberghetto “Villa Balanza” in una vecchia casa coloniale. Abbiamo un terrazzino privato, con due amache, che dà sul lago di Suchitlan, l’atmosfera è meravigliosa!

11 gennaio Copan Ruinas (HONDURAS)

Ci svegliamo molto presto per affrontare questa lunga giornata. Sono le cinque del mattino e fuori è ancora buio… in lontananza si distingue qualche piccola luce di lanterna proveniente dal lago poco distante…
Gli zaini sono pesanti di primo mattino… la cittadina, già sonnolenta di sé, riposa beatamente… in giro c’è solo qualche impiegata di San Salvador con la sua polo ben stirata e lo stemma della propria azienda o qualche vecchietto che, in stivali e cappello da cow-boy, macete a tracollo si reca nel bosco in cerca di chissà che.

Sono le 05.48 quando arriviamo alla piccola “parada” del bus, stanchi dopo la ripida e lunga salita di primo mattino, crolliamo a sederci su un marciapiede a riposare, ma duriamo poco… veniamo letteralmente assaliti da un “esercito” di formichine piccole ma bastarde che fanno così male… noi danzando come dei matti cerchiamo di liberarci dall’attacco assassino…

Finalmente alle 06.20 arriva il nostro colorato bus. Stavolta l’aiutante dell’autista non urla il nome della destinazione e né cerca di spingere gente dentro… forse anche lui s’è svegliato da poco.

In un’ora raggiungiamo la cittadina di Las Aguilares che altro non è che una grande strada di smistamento per il sud o nord dell’El Salvador.
Riusciamo a conquistare i primi due posti del bus e quindi abbiamo la possibilità di assaporare scene di vita quotidiana salvadoregna…

Las Aguilares. Un’enorme insegna che incornicia un passaggio sopraelevato invita i cittadini a votare la signora “Pena” nelle prossime elezioni dell’”Alcadesa” (sindaco).
Attraversiamo la strada e attendiamo insieme ai venditori ambulanti il bus n°119, destinazione: El Poy (la frontiera) mentre una signorona in carne imbusta le ultime “pupusas”.

Ecco il nostro bus stra-carico rallentare, accomodo gli zaini nel porta-bagagli, faccio passare gli ultimi venditori di mango e banane fritte e finalmente mi siedo!

El Poy.

Le frontiere mi hanno da sempre affascinato. L’autista del bus ci indica in lontananza l’ufficio immigrazione e noi, mano nella mano, superiamo la lunga fila di camion in attesa, mostriamo il passaporto al controllo, rifiutiamo un paio di tipi con due grosse mazzette di banconote di tutto il Centro America e quando l’ennesimo poliziotto ci si avvicina non posso che sorridergli dicendo: “El Salvador? Lindissimo!”

 

 

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