Siamo in Honduras!
Come sempre accade quando varchiamo una nuova frontiera, sento proprio il bisogno di ripetermelo, di sentirmelo dire che siamo in una nuova nazione, quasi come un rito scaramantico!
Siamo in Honduras! La mia voce risuona nell’aria e rimbomba nei miei pensieri: è l’inizio di una nuova avventura.

Una sonnolenta bandiera a strisce bianche e blu con cinque stelle al centro non ha nemmeno la forza di sventolare. Paghiamo i 120 Lempiras di tasse di ingresso, cambiamo 20 dollari da un simpatico vecchietto e in taxi arriviamo nella cittadina di frontiera di Nueva Ocotepeque, da lì proseguiremo, via bus, fino a La Entrada… siamo ancora parecchio lontani ma siamo tranquilli, il sole brilla in alto nel cielo, sono solo le 10.16 del mattino! I dieci minuti di attesa per la partenza promessi dall’autista diventano 50, ma poco importa, non abbiamo fretta.

Si parte, ogni paesino che attraversiamo diventa un motivo di “battaglia” per il povero “aiutante” dell’autista che appena intravede un potenziale passeggero vola letteralmente dal bus e ritorna con valigie, borsoni, buste e nuovi clienti… nel frattempo sale chi vende acqua fresca in bustine trasparenti o “pan de huevo” mentre l’autobus prosegue verso la Terra dei Maya.

È tardo pomeriggio quando lasciamo La Entrada per l’ultima tappa. Ci arrampichiamo su per la montagna e mentre cerco di tenere sotto controllo i nostri zaini adagiati sul tetto del minivan, il paesaggio circostante cambia completamente.

Finalmente: “Bienvenidos a Copan Ruinas”.

[Guy Castonguay da Navan, Canada]: “Si l’amour est une faiblesse, je suis plusque mort et pour l’amour je suis pret a mourir“.

12 gennaio Copan Ruinas (HONDURAS)

[Stefy] : “Le rovine di Copan rappresentano la vita economica e politica ai tempi dei Maya. Si viene subito colpiti dalla grandiosità architettonica nel luogo dove risiedevano i Re o dove avvenivano i riti sacri. Giriamo e ci intrufoliamo ovunque fino a giungere al “campo per il gioco della palla“ dove ci rilassiamo distendendoci tranquillamente sul prato non lontano dalla maestosa “Scalinata dei geroglifici“. Se chiudevi gli occhi potevi immaginare i Re “giaguari o conchiglia“ assistere ai riti Maya, volti dipinti ed ornati da piume, uomini con costumi dalle grandi ali danzare sui gradoni delle piramidi mentre altri, investiti da poteri divini, alzavano al cielo un cuore ancora pulsante mentre un eclissi oscurava il cielo.“ 

 

13 gennaio Roatan (HONDURAS)

[Stefy] : “Partiamo all’alba, oggi attraversiamo da sud a nord quasi tutto l’Honduras. Ci fermiamo a San Pedro Sula solo per cambiare autobus e ripartiamo subito alla volta di La Ceiba.
Il paesaggio era da rimanere incantati; la fitta vegetazione sembrava caderti addosso. Verde brillante, tutto scintillava con i raggi del sole.“

 

Al porto di La Ceiba, oltre al biglietto per il traghetto ci porgono una pillola contro il mal di mare... la situazione si fa preoccupante... ed avevano ragione, l’ora e mezzo che ci separa dalla piccola isoletta caraibica mette a dura prova il nostro stomaco e così metà dei passeggeri passa il viaggio con la testa in un sacchetto di plastica.

[Stefy] : “Onde incredibili, sembrava di stare sulle montagne russe. Approdiamo verso le 18, prendiamo un taxi, lasciamo gli zaini nella nostra umida camera e andiamo a sbaffarci tre empanadas ripiene di pomodorini, pollo, cipolle, fagioli e formaggio: squisite!“

 

14 gennaio Roatan (HONDURAS)

[Stefy] : “La spiaggia con un mare trasparente dista quattro passi dalla nostra guest house. Rimaniamo distesi un paio di ore al sole quando sentiamo un canto gospel provenire da una chiesetta tutta bianca proprio sulla spiaggia.

Incuriositi ci avviciniamo e nonostante il nostro abbigliamento da spiaggia ci invitano subito ad entrare. Tutte le signore vestite a festa si girano verso di noi e ci sorridono. Una donnona nera si avvicina all’orecchio di Marco e sussurra : “Siamo felici di avervi qui“. Che gioia, che festa, che musica. In questa parte dell’Honduras non si parla spagnolo ma inglese, la pelle è color caffè, la musica reggae rimbomba ovunque.“

15 gennaio Roatan (HONDURAS)

Sulla barchetta che da West End ci ha condotti a West Bay, con una giornata meravigliosa ed un mare così trasparente da sembrare finto, sembravamo due piccoli pirati pronti all’arrembaggio.

Scesi sulla spiaggia siamo così rapiti da ciò che vediamo che a stento scattiamo qualche foto… il paesaggio è da rivista pubblicitaria… palme di cocco, sabbia bianca finissima, acqua così brillante che le barche sembravano librarsi in aria…

In pochi secondi lasciamo tutti i nostri averi e ci tuffiamo in acqua.

 

Trascorriamo l’intera giornata tra bagni, sole e relax… alla fine, ustionati nonostante i kg di crema protezione “50” e bucherellati da zanzare e insetti della sabbia vari, poco prima del tramonto decidiamo di rientrare a West End via terra, nonostante tutti ce lo avessero sconsigliato perché troppo pericoloso!

 

16 gennaio Tegucigalpa (HONDURAS)

[Stefy]: “Alle 07.00 del mattino parte il nostro traghetto per La Ceiba mentre due navi da crociera approdano all’isola di Roatan.
Velocemente recuperiamo i nostri zaini ed in taxi corriamo al terminal dei bus per la capitale.

Riusciamo a prenderne uno al volo e in sette ore raggiungiamo la famigerata Tegucigalpa, per gli amici: “Tegus”.

 

Tegucigalpa è una città spaventosa. La puoi girare in lungo e largo ma sei sempre nei suoi sobborghi. Di giorno ti sembra di nuotare in un oceano di case che si diramano in tutte le direzioni fino a perdita d’occhio… di notte vedi solo tante luci giallognole, i lampioni, che si inerpicano sulle colline, si tuffano nelle vallate e si espandono nelle pianure.

[Stefy]: “Incontriamo il nostro contatto di “couchsurfing” Pepe e un ragazzo matto coreano in viaggio da un anno: Wong. Instauriamo subito un bel rapporto. Pepe è molto disponibile e simpatico; facciamo un po’ di provviste prima di andare a cenare in un delizioso ristorantino locale con pupusas e una fonduta di mais e fagioli.
Finiamo la serata a bere una birra in un bar clandestino del sobborgo di Tegucigalpa scherzando, ridendo e ballando fino alle 2 del mattino. Tra quattro ore si parte per il Nicaragua!”

 
 
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