17 gennaio Leon (NICARAGUA)

Alle 5 del mattino comincia la nostra avventura verso Leòn. 250 km li copriamo in 10 ore! That’s Central America!
Prima un bus verso Choluteca, paesino ad un’ora dal confine dove non c’era neppure l’asfalto! Solo bancarelle e confusione.
A bordo di un minivan, con una coppia di olandesi: Martin e Maria raggiungiamo il confine con il Nicaragua per la solita passeggiata piacevole tra un ufficio dell’immigrazione e l’altro.
Timbro di salida dell’Honduras, cambio i lempiras in cordoba da uno dei tanti rigattieri per strada, attraversiamo il ponte che divide le due nazioni quando un grande cartellone ci dà il “Bienvenido in Nicaragua.

Gli scortesi agenti dell’immigrazione nicaguarensi ci fanno pagare 12 dollari a testa per l’ingresso senza darci ulteriori spiegazioni e giusto in tempo per correre alla fermata dei piccoli bus per Leòn… magari! In realtà scopriamo presto che possiamo proseguire solo fino a Chinandega, paesino di snodo nell’entroterra, da lì finalmente riusciamo a raggiungere la nostra agognata meta.

Alloggiamo in una piccola oasi “Casa Ivana”, a due passi dalla piazza centrale e nonostante la stanchezza, lasciati gli zaini e dopo una rilassante doccia, ci immergiamo nelle stradine di questa cittadina “dal fascino coloniale decadente”  così come la Lonely Planet la definisce.
Ovunque murales a testimonianza del recente passato della rivoluzione e della guerra civile.

In serata, al cinema, “La vita di Pi”, tradotta in spagnolo con “Una aventura extraordinaria” ci riporta indietro nel tempo in quell’India da noi tanto amata.

18 gennaio Leon (NICARAGUA)

[Stefy]: “Museo de Leyendas y mitos. Un ragazzo ci ha fatto da guida narrandoci le vecchie leggende leonesi fino alle descrizioni delle cruente torture e oltraggi ai diritti umani che si sono perpetrati fino al 13 giugno del 1979, quando il comandante Tellez aprì un varco nelle difese di Somoza, liberando tutti i prigionieri.

Ci spostiamo verso la “Basilica de la Asunciòn” e proprio dinanzi ad essa s’erge il “Museo de la Rivoluciòn”, decidiamo di fermarci a visitarlo. Ci fa da guida Marcelo, un guerrigliero combattente per la rivoluzione di Leòn libera.
Marcelo ci spiega nei dettagli tutta la storia del Nicaragua a partire dal generale Sandino, la sua vita, le sue gesta, le sue battaglie ed il sogno di rendere libera Leòn, l’amore per la sua Patria ed il suo popolo, la salita al potere della dinastia dei Somoza, i rivoluzionari uniti con un solo scopo, le donne combattenti, le barbarie, la violenza, la sofferenza ma con esse la grande speranza di essere liberi, di camminare sereni per le strade del proprio paese, di  esprimere il proprio pensiero. Ecco perché Marcelo all’età di 16 anni ha impugnato le armi. È stato commovente vedere quell’uomo parlare di guerra, una guerra vissuta in prima persona con il cuore e con l’anima.
Viva la revoluciòn, viva Leòn libera.”

19 gennaio Leon (NICARAGUA)

[Stefy]: “Che fortuna! Oggi si celebra l’inaugurazione della nuova piazza centrale e c’è pure il discorso d’insediamento del nuovo sindaco! La Basilica de la Asunciòn illuminata a festa è ancora più bella! Hanno allestito un palco sul quale si sono esibiti tanti ballerini nelle danze folkloristiche nicaguarensi con maschere e fuochi d’artificio.”

20 gennaio Leon (NICARAGUA)

Decidiamo di restare un altro giorno per goderci ancora di più questa deliziosa cittadina!
Sveglia senza orario, colazione in relax con yogurt e frutta in giardino, passeggiata senza meta per le vie caratteristiche della città, capatina alla cattedrale e sulla sua cupola; pranzetto al solito posto “Asados de Pelibuey” e lunga visita al Museo “Ortiz Gurdian”, famoso perché racchiude la più importante collezione di dipinti del Centramerica.

In serata ci immergiamo nella gioiosa e festosa Leòn e si sente nell’aria questa voglia di rivincita e di spensieratezza!

21 gennaio Granada (NICARAGUA)

[Stefy]: “Dopo un cambio bus fugace nella capitale Managua proseguiamo alla volta della vecchia Granada. Poco dopo siamo già comodamente seduti nella piazza principale a gustare un ottimo “vigoron” (yuca in purè, verdura leggermente piccante e cotenna di maiale fritta)!

Con un “raspados” (una sorta di granita alle spezie o frutti tropicali) in mano ci incamminiamo per le viuzze di questa graziosa cittadina coloniale.
Le chiese si susseguono una dopo l’altra, tutte con delle facciate molto pittoresche ma alquanto scarne all’interno.

Visitiamo la casa in cui visse suor Maria Romero Meneses, prima santa del Centro America.
Terminiamo la giornata nella piazza centrale dove un gruppo musicale alla buona suona vecchie canzoni mentre senzatetto e barboni vari ballano felicemente. Che sensazione di pace e di unione, sembrava proprio che i pregiudizi e le differenze non esistessero più.”

 
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