12 settembre Andong (COREA DEL SUD)

Lasciata la sfavillante Seoul, in tre ore di comodo autobus, raggiungiamo l’antica Andong.

Ci ospitano una coppia di coetanei americani: Garrett e Stephanie, due insegnanti di inglese.

Da Andong, con un po’ di fatica a causa delle barriere linguistiche, arriviamo ad Hahoe, un villaggio del 1600, ora patrimonio mondiale dell’UNESCO.

 

Hahoe: villaggio famoso per le sue maschere. Una leggenda narra che, a seguito di una pestilenza che decimò quasi tutto il villaggio, un Dio scese sulla Terra e, scelto uno degli abitanti, gli disse che avrebbe salvato il suo villaggio se avesse costruito delle maschere ma ad una condizione: nessuno avrebbe dovuto vederlo al lavoro.
Suo malgrado accetta.
Passa il tempo e la sua amata comincia ad insospettirsi e ingelosirsi finchè un giorno si reca nella periferia del villaggio per spiarlo… un’occhiata e lui muore all’istante…
Per la disperazione la donna si pianta un coltello nel cuore!

Assistiamo a delle danze tradizionali che decantano questa leggenda prima di perderci tra i vicoletti di quei villaggi senza tempo e ricchi di storie.

 

Terminiamo la serata nella nostra massima semplicità mangiando una scodellina di noodles sugli scalini del 7eleven dinanzi alla nostra casa di Andong

13 settembre Gyeongju (COREA DEL SUD)

[Stefy]: “La nostra Lonely Planet definisce Gyeongju come un museo a cielo aperto.
Trascorriamo l’intera giornata gironzolando senza meta tra le stradine meno battute fino a finire al Mercato di Jungang a mangiare in ginocchio attorno ad un piccolo tavolino, korean way. Assaggiamo Tangsuyuk (maiale fritto in varie salse) e Bokkeumbab (riso fritto)
Siamo curiosi, vogliamo assaggiare, vedere, conoscere tutto ciò che non abbiamo provato…

Le Tombe Reali Cheon Machong risultano essere un luogo molto romantico all’interno di un parco con una musica di sottofondo molto rilassante dove trascorriamo qualche ora in tranquillità…”

14 settembre Gyeongju (COREA DEL SUD)

[Stefy]: ”Finalmente oggi ci siamo alzati senza fretta!

Attraversiamo un grande parco pieno di fiori colorati per raggiungere il “Gyeongju National Museum”, il più interessante museo di storia della Corea del Sud. Enormi stanze ricche di materiale archeologico risalenti al 600 d.C. Vasi, collane, corone, maschere… persino una campana buddista “Emille Bell”, una delle più grandi mai costruite in Asia.

Da lì prendiamo il bus n.11 ed in 20 minuti arriviamo al “Bulguksa Temple”.
All’ingresso quattro enormi statue in legno rappresentanti divinità coreane ci guardano severamente. Due splendide pagode “Dabotap” e “Seokgatap”; ci siamo goduti al massimo questo luogo così sereno andando alla ricerca di alcuni scorci incantevoli!"

15 settembre Busan (COREA DEL SUD)

Oggi è lunedì mattina e la cittadina di Gyeongju fatica a riprendersi dopo il week end.

Le signore dal viso raggrinzito, dai capelli corti e neri ma sempre permanentati, sono accovacciate fuori gli usci delle proprie casette dai tetti orientaleggianti che tanto adoro!
Scavano con mani rugose in ciotole piene di piccoli legumi o distendono su vecchi sacchi dei peperoncini rossi pronti per essere essiccati…

Due ore di treno seguendo la costa ed arriviamo a Busan, la seconda città più grande della Corea del Sud.

Compriamo un “Metro day pass” e decidiamo di spingerci fino al Tempio di Beomeosa, un luogo sacro per i buddisti che, dall’alto di una montagna, domina l’intera città.

Stefy nota che la gente sembra non venire qui tanto per pregare quanto per meditare.
Il silenzio, la pace e la calma erano quasi irreali!
Ti infondeva un senso di benessere interiore e di relax che raramente si riesce a raggiungere…
Ma dura poco... un’ora dopo siamo già nel frenetico e rumoroso mercato del pesce della città.
Pescivendoli decantavano la propria merce, tanti cuochi cucinavano ciò che ordinavi direttamente dalla bancarella e noi non ci siamo fatti scappare l’occasione di assaggiare varie fritture di pesce!

16 settembre Busan (COREA DEL SUD)

Ai piedi del Buddha più grande del Paese, con una cantilena tibetana che infonde un senso di serenità nell’aria; ci troviamo su una scogliera all’interno di uno dei templi buddhisti più suggestivi che abbia mai visitato… sotto di noi le onde del Mar Cinese Meridionale si infrangono sugli scogli sacri creando un armonioso contrasto con la pace silente di tutto il background.

 

E’ il Tempio di Yong Gung Sa, nell’estrema periferia di Busan.

Quanti nuovi insegnamenti in soli dieci giorni di viaggio. Questa nazione così moderna da un lato ma ancora radicata alle sue vecchie tradizioni e alla sua antica storia dall’altro.
Lo ammetto, non me l’aspettavo così: mi ha proprio sorpreso!

Credo che la Corea del Sud si possa racchiudere in un unico quartiere di Busan: Jagalchi dove ad un antico e tradizionale scorcio coi vecchi pescatori e donne curve dal tempo e dall’espressione stanca, si affianca una parte completamente diversa e nuova, all’avanguardia: mille bar, caffè, pubs dalle scritte luccicanti dove studentesse dalle gonne scure e camicie bianche o studentelli con la cravattina nera o innamorati vestiti allo stesso modo si incontrano e trascorrono le serate della nuova generazione.

Lasciato il tempio cerchiamo di raggiungere la città in autostop. Due minuti dopo siamo a bordo di una BMW nera con due insegnanti coreane che ci accompagnano alla prima subway utile ma solo dopo averci mostrato da un alto view point tutta la bella baia di Haeundae.

A casa, Sora, la couchsurfer che ci ospita qui ci prepara una deliziosa cenetta tipica per festeggiare la nostra luna di miele. E’ proprio una festa e noi, seduti “rigorosamente” a terra ci godiamo questa ottima cena armati di chopsticks sul tavolinetto di Hello Kitty…

Domani lasciamo questo grande Paese alla volta del Giappone!

Una nuova avventura sta per cominciare!

 

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