08 marzo Djougou (BENIN)

Dopo un lungo viaggio, passando tra sperduti villaggi e qualche posto di blocco che non riesce a rimediare nulla da noi… vediamo in lontananza una sonnolenta bandiera togolese, non sventola, forse fa troppo caldo qui pure per lei!

Due soldati svogliatamente portano due panche vicino ad una scrivania… il tutto sotto ad un meraviglioso albero di mango, dove un poliziotto molto diligente ma anche tanto lento inizia a registrare ogni singolo passaporto… il suo capo in vestiti locali, è sdraiato su una panca in legno e ogni tanto impartisce qualche ordine.


Non passa nessuno, tranne qualche raro motorino… siamo gli unici presenti sul registro in data 8 marzo.

Un’occhiata al libretto della febbre gialla e ci mandano da due poliziotti grassottelli e sudaticci… siamo in Benin!

Arriviamo nella tanto sospirata Djougou.
Incontriamo il colorato e gioviale Padre Brice… mi aspetto molto da questo incontro.

Padre Brice ha trascorso 3 anni a Padova, parla un ottimo italiano e coordina, tra le altre cose, un orfanotrofio vicino a Djougou.

Dopo una breve tappa all’ufficio postale andiamo a visitare il museo curato da Zoumarou Alassane che ci prepara alla visita dei villaggi Taneka.
Ci inerpichiamo su stradine polverose e rosse… i primi bimbi dagli occhi grandi, vestiti di stracci e con la pancia gonfia… distribuiamo giochi e peluches… saltano impazziti dalla gioia.

Veniamo ricevuti da uno dei tre re Taneka che da una vecchia seggiola di legno ci dà la sua benedizione… un re di un’altra tribù, poi un altro ancora. Questa etnia di un altro mondo mi colpisce profondamente, non posso credere che esistano popolazioni che nel 2014 vivano ancora così primitivamente; vivono in capanne di fango e paglia, battono il miglio e non hanno idea di cosa sia il mondo al di fuori di Copargo.

Ci incantiamo tutti a gironzolare tra le capanne, in quella pace rotta sola dalle grida di festa dei bimbi che giocano coi palloncini che abbiamo portato.

Ma ora è tempo di andare a visitare l’orfanotrofio di padre Brice  a Tchoutchou, veniamo accolti da tutti i bimbi, una cinquantina che cantano una canzone di benvenuto… una bimba truccata magnificamente ci accoglie versando un catino di acqua sul terreno di fronte a noi… l’acqua, la cosa più preziosa per loro, usata per omaggiare gli ospiti importanti.

Seduti in mezzo a loro, sulle panche, ascoltiamo e rispondiamo alle loro domande: “che lavoro fate?” “com’è la bandiera dell’Italia?”…ci inteneriamo quando ci chiedono “da che quartiere venite?”…
Consegniamo qualche regalino, vestiti e la pompa dell’acqua del furgone che ci avevano richiesto.
Lasciamo l’orfanotrofio anche se un pezzetto del nostro cuore rimane lì…

[Stefy]: “Rientriamo nella nostra missione. Oggi è la festa delle donne e qui si festeggia tutte insieme, cucinando, mangiando, riposandosi sotto l’ombra dei manghi per poi radunarsi nel cortile e discutere della condizione della donna.
Ci immergiamo nel loro mondo culinario, veniamo avvolti dai loro colori,così vivaci da risplendere al sole…i loro sorrisi illuminavano tutt’intorno”.

09 marzo Abomey (BENIN)

[Stefy]: “Appena sveglia sono andata a vedere nel grande cortile se l’attività delle donne di ieri sera continuava… ma al posto della birra i pentoloni erano pieni di olio per friggere delle frittelle… molto invitanti!

Lasciamo la missione e salutiamo Padre Brice e il suo dolce volto.
Ci mettiamo in moto verso Abomey (300 km in 6 ore circa) e arriviamo in un alberghetto molto carino dove ad ogni albero sono appese delle maschere.
Nelle camere manca la luce e l’acqua… ma siamo in Africa e va bene così... la doccia verrà fatta a mo’ di catino e tazza!

 

Andiamo ad assistere un rito voodoo ma prima compriamo una bottiglia di gin per lo “stregone” (che ha 12 mogli, 50 figli di cui 7 deceduti)… ci invita nella prima stanza dove a terra troviamo i classici feticci formati da una testa di legno, una gallina ed una ciotola con pezzi di capra e sangue di albino. Il re intinge il dito in questo composto, lo assaggia per 2 volte e poi se ne spalma un po’ nell’ombelico; dopo aver bevuto 3 volte il gin e dopo averlo sputato sulle statuette in legno inizia a recitare una serie di riti per invocare il “dio tuono” che proseguono al di fuori della stanza in una sorta di cortile con altri feticci voodoo… Sarà… ma dal caldo afoso, dopo una decina di minuti, comincia a soffiare un forte vento…
In un’ altra stanza decide di fare un rito di buona sorte a Mark con cerchi disegnati a terra, polvere da soffiare, conchiglie da stringere e frasi da ripetere più e più volte."

10 marzo Ganviè (BENIN)

La strada tra Abomey e Abomey-Calavi è parecchio tortuosa… un continuo zig-zag per evitare le carcasse dei tanti camion arrugginiti lasciati lì a marcire per anni, lì dove il motore ha tirato l’ ultimo sospiro.

Ad Abomey prima di partire riusciamo a visitare il mercato dei feticci… raccapricciante! Animali di tutti i tipi e dimensione lasciati ad essiccare o pronti per il sacrificio…
C’erano topi, cani, gatti, coccodrilli, scimmie, gufi, camaleonti, falchi, pappagalli… persino un cerbiatto… che posto stravagante. Gli odori erano fortissimi, che mondo strano…

Arrivati a Calavi ci imbarchiamo su di una lancia che lentamente ci conduce a Ganviè… un posto magico, un misto tra Inle Lake e Venezia… magnifico!

Il sole è appena tramontato, piccole lance condotte da bimbi chiassosi sono in fila per riempire d’acqua vari bidoni dall’unico dispensatore del villaggio… la fila è lunghissima ma tanto qui la vita procede lenta e tranquilla!

Ganviè è un luogo magico!
Dormiremo su delle palafitte con poca luce e scarsa acqua… siamo felici!

 
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