08 ottobre Whagi Bridge (PAPUA NUOVA GUINEA)

[Stefy]: “Conosciamo un 60enne natio del posto che da bambino era stato adottato da una famiglia olandese e, attorno ad un caldo fuoco in una capanna, ci racconta qualche aneddoto della sua vita e dei suoi ricordi da bambino.

Ci racconta che la mamma, quando era in periodo mestruale veniva allontanata dal villaggio per qualche giorno perché tale fenomeno veniva considerato come un evento maligno!

Ci ha parlato un po’ del corteggiamento, il cosiddetto “courtship” che, poco dopo, abbiamo potuto ammirare in una ricostruzione da parte degli abitanti del villaggio attraverso la “sing sing dance”.


Ogni tanto si teneva, all’interno dei villaggi, una specie di grande incontro di tutti i giovani da maritare… ci si sedeva gli uni accanto agli altri e si cantava muovendo le spalle e la testa piena di piume in modo da attirare le attenzioni dei ragazzi non solo per la propria bellezza ma anche per i colori del proprio trucco oltre che dai movimenti suadenti…

La nottata è dura! Mark si agita e rigira in continuazione nel letto… la mattina mi confesserà di aver visto vari scarafaggi giganti oltre che due topastri e di non avermi detto nulla per farmi dormire tranquilla!”

09 ottobre Kundiawa (PAPUA NUOVA GUINEA)

[Stefy]: “In un’ora di PMV raggiungiamo Mingende e Caspar ci mostra il luogo dove dovremmo trascorrere la notte: una catapecchia. Veramente sporca e piena di buchi nei muri… chissà cosa si rintana in quei fori. Dopo la difficile notte appena trascorsa ci rifiutiamo e scortati da altri due locali cerchiamo un posto più decente!

Detto fatto. Giusto il tempo di posare gli zaini e di lavare le mani che siamo di nuovo in giro. Tuttavia le mani resteranno pulite per pochi minuti visto che tutte le persone che incontriamo per strada si fermano a stringercele… tutte… persino chi passeggia nella corsia opposta… attraversa solo per toccarci!”

Ci inoltriamo nuovamente nella jungla e stavolta siamo ospiti della tribù dei “Ghost”. Uomini e bambini dipinti da scheletri che rappresentano la storia del fantasma (una figura mitologica mezzo lupo e mezzo topo) che terrorizzava il villaggio.
L’esibizione è suggestiva, il background molto pittoresco e, nascosto tra i grandi cespugli, c’è l’intero villaggio che osserva la scena incuriosito.

Poco dopo ci spostiamo in un altro villaggio. La tribù dei Narku ci mostra spezzoni della loro quotidianità, dalla ricerca del miele alla coltivazione delle canne da zucchero fino al rito del matrimonio. L’offerta del papà dello sposo, la negoziazione, l’incontro delle due famiglie fino alla separazione della sposa dalla propria famiglia in modo definitivo.

10 ottobre Goroka (PAPUA NUOVA GUINEA)

Il tragitto da Kundiawa a Goroka dura circa due ore e mezzo e, nonostante il PMV, è davvero piacevole arrampicarci su per quei pendii per poi ridiscendere verso valle.
Mentre ammiriamo questa vegetazione così fitta e tenebrosa avviene l’inaspettato!
Notiamo ai bordi della strada un camion fermo e zeppo di persone come tante formiche sulla carcassa di un grande insetto morto.
Un uomo lancia con forza una grande canna di bambù a terra proprio dinanzi a noi.
Tutti i passeggeri impauriti chiudono di getto i finestrini e ammetto di preoccuparmi quando scorgo lo sguardo terrorizzato dell’aiutante dell’autista seduto accanto a me.

Immediatamente il nostro van viene circondato da una ventina di uomini armati di maceti e bastoni che urlano e battono sui vetri del PMV facendo sussultare il mezzo.
L’aiutante dell’autista osserva il tutto pietrificato con espressione da ebete. Stefy sprofonda nel cappuccio della sua felpa nera per non dare tanto nell’occhio, i nostri zainetti vengono d’istinto nascosti sotto i luridi sedili; questi uomini sporchi e arrabbiati continuano ad urlare chissà cosa e da un buco del finestrino alcuni passeggeri porgono loro dei soldi.
Capisco solo improvvisamente uno urlare: “pass through” e l’autista, ancora bloccato, accelerare al massimo mentre un camion che viaggiava in direzione opposta veniva fermato ed assaltato.

Nessuno commenta, nessuno parla, qualcuno apre timidamente il finestrino e proseguiamo per la nostra strada.

Il “Gehetoka Lodge” che ci ospita a Goroka è molto modesto ma almeno è pulito!

In venti minuti di strada dissestata raggiungiamo uno spiazzo dove ci attende Alì che, nonostante la lunga barba e il nome islamico in realtà non è musulmano ma orgogliosamente afferma di essere “cristiano evangelista”.

Qui la religione dipende solo da quale chiesa è più vicina alla tua capanna!

 

Losco figuro che ci conduce lungo un pendio fangoso tra capanne fatte di rami intrecciati e piante meravigliose. Giungiamo alle porte del villaggio Giremiaka, ospiti della tribù degli Asaro e dei leggendari “uomini fango”.
Le donne cucinano il “mumu”, verdure cotte al vapore sottoterra e avvolti da grandi folgie di banano.

[Stefy]: “I mudmen appaiono improvvisamente alle spalle di alcune capanne, si muovono molto lentamente scrutando tutto ciò che li circonda. Indossano grosse e pesanti maschere di terracotta che servono a spaventare i nemici. Alcuni hanno arco e frecce, altri enormi bastoni. Ci mostrano come accendono il fuoco con rametti di bambù e ramoscelli di legno.

Quante mani stringiamo… a volte, quando passo per le strade mi capita di vedere degli sguardi lontani, quasi duri… poi in due secondi ecco esplodere un sorriso incontenibile che ti fa vincere ogni piccola distanza! Il linguaggio dell’amore e della gentilezza è del cuore e basta”.

 

Blog countersfree countersLocations of visitors to this page

(1) - (2) - (3)