27 luglio Prizren (KOSOVO)

Oggi lasciamo l'Albania ed entriamo in Kosovo!
Son molto emozionato ed in cuor mio: teso; i ricordi delle immagini dei telegiornali, la pulizia etnica di Milosevic, la guerra, la devastazione è ancora così viva!
La frontiera è molto vicina a Bajram Curri e, facilmente, dopo un timbro sul passaporto mettiamo piede nella nazione più giovane d'Europa.

Proseguiamo direzione Djakova e lungo il tragitto chiacchieriamo a lungo con il gentile Qimal di storia e politica, ci racconta molti aneddoti di questo martoriato popolo e, ancora una volta mi rendo conto di quanto siamo influenzati dai media o dai libri... quanto siamo pronti a provare odio o rancore verso un popolo solo perchè i telegiornali ci mostrano ciò che sono costretti a mostrare!

Penso a quando ero a Belgrado o a Mostar ed i serbi o bosniaci ortodossi parlavano con odio dei loro cugini albanesi o kosovari, penso ai barconi stracarichi di poveri disgraziati che lasciavano la loro amata Nazione per trovare benessere in Italia, penso a quanto eravamo pronti a criticare!
Entrati in Kosovo mi colpiscono i numerosi cimiteri, lapidi che sbucano un pò ovunque, monumenti di eroi militari, bandiere americane... all'improvviso ci sorpassa un camion dell'Esercito Italiano...

Poco oltre un immenso campo con lapidi nere di marmo che sbucano dappertutto, chiedo a Qilam di fermarsi un attimo, varco la soglia e noto che tutti hanno la stessa data di morte... la storia non insegna!

Vicino al quattrocentesco ponte ottomano, magnificamente restaurato, sorge la Moschea di "Sinan Pasha" che pian piano sta ritornando all'antico splendore e si appresta a ridiventare il simbolo di Prizren.

Nei paraggi ci sono i famosi bagni Gazi Mehmed Pasha e la Chiesa Ortodossa del Santo Salvatore; quest'ultima non è aperta a tutti, solo da pochi anni è stato rimosso il filo spinato che la circondava oltre alle guardie armate che la proteggevano. Ricordiamo che il 96% dei kosovari è musulmano ed a Prizren sono presenti 28 moschee e tre chiese.

Ringraziamo il custode dall'aspetto burbero con un albanese: "faliminderit" (grazie) e lui, turbato, ci risponde in serbo: "No, qui hvala"! (grazie in serbo).

Episodio sintomatico della situazione che si vive in quest'area dei Balcani.

Lungo la salita verso la fortezza dell'XI secolo di Kalaja, incontriamo Jaemin, un giovane sudcoreano, matto da legare!

Ci colpisce subito! Il suo progetto è quello di imparare una canzone tradizionale in ogni nazione che visita... ed eccolo intonare in un quasi perfetto italiano: "Azzurro" di Celentano... è subito nostro amico! ma ancora di più mi conquista quando, cantando una nostalgica vecchia canzone yugoslava fa sciogliere il burbero guardiano della chiesa ortodossa che lo accompagna commosso sotto braccio!

28 luglio Pristina (KOSOVO)

[Stefy]: "Ci spostiamo a Pristina, la capitale, in due ore di autobus. Arrivati prendiamo un taxi che faticherà molto per trovare il nostro alberghetto. Ci infiliamo in varie stradine strettissime e poi sbuchiamo in un mercato vivacissimo quando nel mezzo delle bancarelle leggiamo: "Istanbul Hostel": siamo arrivati!

Ci troviamo a nord del Distretto Vellusha, tra le stradine tortuose piene di frutta e verdura vediamo la "Torre dell'orologio" mentre un pò ovunque spuntano varie moschee, in particolare quella di Jashar Pasha e del Sultano Mehmet Fatih. Raggiungiamo la Piazza "Ibrahim Rugova" dove pranziamo presso il buon "Pishat" con polpettine "qyfte" piccanti accompagnate da "kos" (yogurt locale) e pane tipico.

Il "Museo Etnologico" è molto interessante, all'interno di un giardino si vede una casa ottomana che illustra usi e costumi di questa civiltà, ci sono vestiti tradizionali, mobili, tappeti intarsiati; lì conosciamo Bekim che con passione cura e racconta tanti aneddoti di questo museo.

Ci godiamo il panorama di Pristina dall'alto, dal campanile della Chiesa di Madre Teresa, ancora in costruzione.

Sulla strada del ritorno troviamo una pasticceria dove compriamo degli ottimi "baclava" mentre un altro giorno finisce con i rumori delle bancarelle che chiudono i battenti."

29 luglio Pristina (KOSOVO)

Nonostante la febbre di Stefy, decidiamo di raggiungere la cittadina di Graçanica... Percorriamo a piedi il lungo tragitto dal nostro ostello alla stazione degli autobus, fa parecchio caldo oggi. Proseguiamo lungo tutta Madre Teresa Boulevard e poi quella di Bill Clinton.

Attraversiamo zone desolate, stile vecchia Yugoslavia, fino al nostro bus.

Dopo 15 minuti entriamo in questa "strana" cittadina, ad ogni lampione sventola una bandiera serba, quasi tutte le auto hanno la targa serba e si può pagare pure in dinari oltre a leggere le insegne in cirillico e ascoltare gli abitanti parlare usando la lingua della vecchia Yugoslavia in questa piccola enclave serba nel centro del Kosovo albanese.

Il monastero verso cui eravamo diretti riusciamo a vederlo solo dall'esterno perchè due monache, con la barba, ci scacciano in malo modo per i nostri shorts.

Stefy nel frattempo peggiora e perciò decidiamo di ritornare di corsa a Pristina... Ha la febbre alta...

30 luglio Pec (KOSOVO)

[Stefy]: "Raduno le poche forze e mi lascio trasportare sul bus per Pec... ho bisogno di cambiare aria... Prendiamo possesso della nostra stanza all'Hotel Antika, tre km da Pec è molto carino, nel giardino ci sono molti cerbiatti e cervi... Ho bisogno di riposare un pò..."

31 luglio Pec (KOSOVO)

[Stefy]: "Questa mattina ci siamo svegliati con la voglia di cornetto e cappuccino e non inizieremo la giornata finchè non li troveremo! Primo bar: solo caffè e bicchierone d'acqua; secondo bar: Idem il terzo: cappuccino sì ma nulla da mangiare... chiediamo in giro e, alla fine, troviamo una panetteria con enormi croissant... Ritorniamo al bar del cappuccino e finalmente possiamo cominciare la nostra meritata colazione italiana!

 

Costeggiamo il fiume, l'aria è fresca nonostante il sole cocente; tutto attorno a noi è montagna, ci troviamo nell'abbraccio dei monti Rugova.

 

Arriviamo al Patriarcato di Pec, fuori ci sono i militari della KFOR che ci richiedono il passaporto per l'ingresso. Il complesso è composto da una meravigliosa chiesa ortodossa, i cui interni sono completamente affrescati; c'è pure un piccolo cimitero dietro la chiesa curata da poche religiose serbe. Il tutto è sommerso di fiori bellissimi e colorati, un'oasi di relax e meditazione.

Arrivati in centro, ci immergiamo nei bazar della città, c'è tanta gente e dai locali esce fumo di carne alla brace ed il richiamo è troppo forte per Mark... la scelta si rivelerà ottima!"

 
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