06 febbraio Allahabad (INDIA)

Allahabad. Il suo nome originario era “Prayag” o “il luogo delle offerte” ed è considerata una delle più importanti mete di pellegrinaggio per gli induisti. La città giace alla confluenza (“Triveni”) dei tre fiumi sacri: Gange, Yamuna e Saraswati.

Al tramonto navighiamo proprio dove il fiume Yamuna incontra il poderoso Gange

07 febbraio Allahabad (INDIA)

Anand Bhavan. Un sacrario dedicato alla famiglia Nehru che ha dato al Paese ben 5 generazioni di politici di spicco… in questo edificio coloniale, vera e propria oasi di pace dal caos devastante di Allahabad, Mahatma Gandhi, Jawaharlal Nehru ed altri pianificarono il rovesciamento del dominio inglese.

Il palazzo mostra libri, effetti personali e foto di quel periodo turbolento e proprio qui, nel 1942, Indira Gandhi convolò a nozze.

Khusru Bagh. Un parco verde circondato da alte mura che custodisce tre tombe moghul. E’ interessante passeggiare tra quei monumenti di un’altra epoca immaginando cosa poteva esserci stato lì…

Ad Allahabad si tiene, ogni 12 anni, il Kumbh Mela, la più grande festa hindu al mondo; prendono parte a questo immenso evento dai 70 ai 90 milioni di fedeli…
Ogni anno, tuttavia, si tiene il Magh Mela, di proporzioni inferiori e… guarda caso… c’è proprio in questo periodo…

Vediamo distese di tende, accampamenti organizzati alla bell’e meglio, migliaia di persone, caos, sporcizia, miseria, rassegnazione ovunque… incrociamo sadhu, aghori tenebrosi, famiglie provenienti da tutta l’India, mendicanti, vacche, scimmie…

08 febbraio Chitrakoot (INDIA)

Oggi partiamo alla volta di Chitrakoot. Lasciamo l’Uttar Pradesh per la regione di Madhya Pradesh.

I 172 km li percorriamo in sole cinque ore… lungo il tragitto non ci sono metri disabitati, solo un’infinita massa di umanità che non lascia spazi vuoti…
Per strada solo bici, motorette, bus pieni di gente, auto “Tata” che strombazzano come dei forsennati, anche quando non ce n’è bisogno, magari perché dietro ogni camion campeggia l’esortazione ad “horn please” o addirittura “blow horn”!...  Per strada non ci sono regole! Esiste un solo senso di marcia ma non è obbligatorio, puoi sorpassare a destra o a sinistra, finchè c’è spazio, tutti e nessuno hanno la precedenza, non esistono semafori, cinture di sicurezza, vigili urbani, caschi, numero massimo di passeggeri, né un codice della strada da rispettare… anzi ce n’è uno con una sola regola stentorea: “horn please”.

Arriviamo a Chitrakoot, la cosiddetta “Varanasi in miniatura”; per i tanti templi e ghat, questa cittadina sulle rive del fiume Mandakini, narra tante leggende hindu.

Saliamo sulla collina lungo i 506 scalini per raggiungere il tempio di Hanuman Dhara, ammiriamo i tanti scorci paesaggistici che questo luogo sacro ci offre e gustandoci i tanti incontri interessanti con i locali che sembrano divertirsi con i nostri scatti.

Il Ram Ghat è molto suggestivo, qualche devoto fa le abluzioni sacre in un background molto pittoresco. Non ci sono turisti in giro, ci fermiamo da un barbiere, un venditore di samosa, un commerciante di sarhi, un vecchio sadhu…

09 febbraio Varanasi (INDIA)

[Stefy]: “Varanasi. Dopo aver visto le cremazioni da molto vicino, ci sediamo ad osservare le barelle di bamboo con i defunti deposti sopra… Arrivano una dopo l’altra… si appoggia la salma sopra la pila, si cosparge di una sorta di combustibile tutta la legna e si dà fuoco… per bruciare completamente impiega circa tre ore, dopodichè si raccoglie la cenere con dei teli colorati e si getta nel Gange… l’anima è libera e purificata!

Costeggiamo i ghat ed i nostri occhi vengono catturati dai colori dei sarhi, dalle risate dei bambini, dai movimenti delicati di uomini che lavano i propri vestiti, le immersioni, la preghiera, le mucche che rovistano nell’immondizia…

I sadhu vestiti di bianco o arancio con la barba lunga, lo sguardo pacifico… coppie di sposini vestite elegantemente che si bagnano per ricevere la benedizione della Madre Ganga

Dopo tante ricerche incontriamo Baba Vijiani, è molto invecchiato da quel primo incontro di sette anni fa… è appena tornato a piedi da Allahabad (130 km), lui ha 88 anni… siamo molto emozionati, ci tenevamo davvero tanto ad incontrarlo di nuovo… a volte la vita è incredibile!

Ci chiede di seguirlo e ci porta fuori ad un piccolo tempio davanti al Gange. Accanto a lui c’è un aghori che ci mostra il teschio di una donna che porta avvolto in uno straccio; dicono che gli aghori vivano nei crematori, che urinino nei teschi per poi bere la propria pipì, non abbiano regole e non sono ben visti dalla gente…

Baba Vijiani mi riempie la giornata, chiacchieriamo un po’, gli chiedo di benedirmi la mia collana hindi… mi trasmette pace e serenità.”

10 febbraio Varanasi (INDIA)

Ho trascorso tante ore in silenzio semplicemente osservando questa umanità così variegata che qui si esprime nei modi più disparati.

Siediti su una delle tante gradinate dei ghat, vedrai passare processioni di fedeli che intonano canti religiosi mentre si dirigono lungo gli argini del fiume sacro per le abluzioni; sadhu maestosi che camminano avvolti nella propria aurea di pace; ciarlatani travestiti da vecchi santoni che  cercano turisti “illuminati” per spillare loro qualche rupia leggendo la mano o raccontando qualche storia avvincente; barcaioli-barbieri-massaggiatori-tuttofare-spacciatori che ti propongono di tutto e che spesso coincidono nella stessa persona; turisti occidentali in abiti indiani o in vecchi vestiti da figli dei fiori così anacronistici persino qui; arcigni aghori che gironzolano guardinghi; bambini sporchi e scalzi che ti chiedono l’elemosina, vacche che passeggiano in relax mentre scimmie agili saltano di tetto in tetto per rubare qualche banana…

Madre Ganga scorre sempre lì, indifferente, ogni tanto accoglie un po’ di cenere di chi ha avuto la “fortuna” di spegnersi qui…

 

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