abbigliamento da viaggio

C’era una volta in cui viaggiare era l’evento di una vita, un evento per cui vestirsi era come per andare a teatro (sempre a quei tempi, però). Basta guardare qualsiasi rispettabile film in bianco e nero, con Ingrid Bergman o Cary Grant, per ammirare un proliferare di tailleurini attillati, cappotti dai colli importanti, abiti da gran sera. E per i gentlemen guardaroba di completi gessati custoditi in bauli griffati con iniziali incise. Rimugino questo durante un volo di 12 ore no stop, stipata tra un turista in canotta, ascelle au naturel e sandali con i calzini di rito, ormai ahimè abbandonati a favore di un piede che “respira”; e una ragazza in infradito pitonate e una minigonna ascellare a rivelare cosce da centometrista fasciate da calze autoreggenti. Non dico che bisognerebbe agghindarsi come sopra, ma un compromesso fra praticità ed eleganza non sarebbe male. Bastano pochi capi essenziali per ottenere un effetto chic-ma-giuro-per-caso.


Tipo: 1) Le ballerine:  calzatura magica, recentemente ripescata dal guardaroba di Audrey Hepburn, è una delle prove che Dio esiste: è comoda, elegante, sfila il piede e permette di percorrere le maratone tra un terminal e l’altro senza l’aiuto del dottor Scholls.
2) I jeans a sigaretta: grazie a Kate Moss, supermodella ed icona dello stile che li ha riproposti in versione elasticizzata, sono un ingrediente base di ogni mise da viaggio abbinate alle ballerine.
3) I pantacollants: altro ripescaggio dei tempi della Lambretta. Indossati sotto vestitini, proteggono dagli spifferi e dallo sguardo lungo del businessman del sedile accanto.


Per noi uomini è tutto molto più semplice: basta una polo monocromatica Ralph Lauren, comodi jeans medio-larghi e ai piedi un paio di Adidas Stan Smith ogni tempo e ogni luogo ed il gioco è fatto.

 

Alessandra Signorelli & Brawler

 

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