Il ragazzo che non voleva viaggiare

In quel viaggio imparai a concedermi del tempo per conoscere le persone, scoprendo che sono inibite e insospettate le storie che si celano dietro ogni uomo. Tornato a casa, niente era più come prima: i miei amati libri ora mi sembravano incompleti, aridi, perché pretendevano di raccogliere in parole e formule tutto quello che c’era là fuori, che senza sosta nasceva e sfioriva, lasciando dietro di sé niente altro che orme sulla sabbia che presto il mare del tempo avrebbe cancellato.

 

Che senso ha avuto il mio viaggiare? Non riesco a provare paura, ma solo rimpianto per i luoghi che non riuscirò a vedere. Ho sempre saputo che in queste spedizioni africane poteva capitarmi l’imprevisto e morire….ma la morte non è un prezzo abbastanza alto per rinunciare a tutta la bellezza del mondo. Ho imparato che non bisognava diventare schiavi della paura, rinchiudendosi a doppia mandata dietro pesanti porte blindate, in case sicure in cui la vita ha cessato però di abitare. No, meglio dormire sulla nuda terra sotto le stelle azzurre che tremano di freddo, rischiando di morire ma per fortuna anche di vivere. Perché vivere è un viaggio senza mappa né bussola, in cui solo la paura e la prudenza ti fanno smarrire.

 

Sono felice e orgoglioso della vita che ho scelto: mi alzo e decido di camminare fino a cadere stremato per terra, non per cercare un’improbabile salvezza in mezzo al mare di sabbia, ma per gridare al vento che la mia vita altro non è stato che un voler guardare cosa c’è al di là dell’orizzonte.

Leonardo Soresi

 

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